Accademia dei Segreti
ACCADEMIA dei SEGRETI
di Girolamo RUSCELLI
Filosofia naturale, alchimia e spagiria nella Napoli del Cinquecento
(Napoli 1557)
Nel cuore del Cinquecento napolitano, fra il secondo e il quarto decennio del secolo, il Viceregno di Napoli costituì uno dei più vivi crogiuoli intellettuali d’Europa, nel quale si intrecciavano il neoplatonismo di ascendenza ficiniana, l’ermetismo egizio-alessandrino restituito al mondo dotto dalla fortuna del Corpus Hermeticum, le pratiche spagiriche e alchemiche di tradizione araba e medievale, e i primi fermenti di quella filosofia naturale che avrebbe trovato in Bernardino Telesio una delle sue espressioni più alte 1. In tale scenario, al tempo stesso fecondo e tumultuoso, una parte illuminata della grande aristocrazia napolitana svolse una funzione di patronato culturale che andava ben oltre la magnificenza cortigiana: essa divenne raffinato strumento di una politica intellettuale alternativa, in parte resistente al rigido controllo esercitato dalla Corona spagnola attraverso il vicereame.
Tra le famiglie che in quel tempo sostennero la vita culturale del Regno, i Sanseverino di Salerno occupavano una posizione di assoluto rilievo. Il loro potere, fondato su una vastissima rete feudale, fece di questo casato una sorta di Stato nello Stato 2.
Ferrante Sanseverino, quarto principe di Salerno, nato a Napoli nel 1507 e morto in esilio ad Orange nel 1568, rappresentò in modo esemplare la figura del signore rinascimentale colto, munifico e politicamente inquieto. Educato da Pomponio Gaurico, egli raccolse attorno a sé una corte di filosofi, poeti, medici, naturalisti e letterati, fra i quali Agostino Nifo, Bernardo Tasso e Scipione Capece 3 4. Il suo palazzo avito divenne un centro di irradiazione culturale nel quale si svolgevano rappresentazioni, convegni, conversazioni dotte e simposi intellettuali. La rottura con il potere vicereale, consumatasi in occasione della rivolta antinquisitoriale del 1547 e della sua opposizione all’introduzione dell’Inquisizione spagnola nel Regno, condusse alla confisca dei beni, all’esilio del principe e alla dissoluzione della rete culturale e relazionale che egli aveva costruito 5.
In questo orizzonte si colloca la figura di Girolamo Ruscelli, nato a Viterbo intorno al 1518, poligrafo di straordinaria versatilità, letterato, compilatore, traduttore, curatore e autore di testi che spaziano dalla cartografia alla grammatica, dalla poesia alla letteratura dei segreti, dall’ermeneutica simbolica delle imprese fino alla medicina empirica e all’alchimia pratica 6. Dopo esperienze presso il cardinale Marino Grimani, a Padova, a Roma e infine a Napoli presso la corte del marchese Alfonso d’Avalos, Ruscelli si trasferì stabilmente a Venezia nel 1549, dove trovò un ambiente editoriale favorevole e una straordinaria possibilità di diffusione per le sue opere 7.
Fu proprio nel clima napolitano degli anni Quaranta e Cinquanta che maturò l’esperienza dell’Accademia Segreta, la quale, secondo il proemio dei Secreti Nuovi, operò per circa un decennio in una delle città del Regno di Napoli, con forte probabilità nella stessa Napoli, benché anche se meno supportata non sia stata esclusa l’ipotesi salernitana, in ragione dei rapporti con la corte sanseveriniana 8. La storiografia più autorevole, e in particolare la ricostruzione di William Eamon e Françoise Paheau, ha inoltre proposto che l’attività del gruppo abbia conosciuto una prima fioritura già fra il 1542 e il 1547, confermando così l’esistenza di una fase di gestazione anteriore alla testimonianza esplicita di Ruscelli 9.
L’Accademia era sostenuta munificamente e politicamente dal principe Ferrante Sanseverino, il suo grande mecenate. Ruscelli riferisce che il principe contribuiva annualmente con mille scudi, oltre ad altre somme provenienti da un dazio, e che la spesa complessiva dell’istituzione raggiungeva cinquemila scudi l’anno 10. La compagnia comprendeva ventisette membri: tre Signori e Capi, preposti al governo dell’insieme, ventiquattro Compagni, e infine Ministri e Serventi addetti al buon funzionamento della struttura. I Compagni vivevano ciascuno nella propria dimora e si riunivano soltanto il primo giorno di ogni mese per desinare al cospetto del principe, al quale rendevano conto delle operazioni del mese precedente ed ai progressi nelle ricerche. L’accesso richiedeva un contributo iniziale elevatissimo, di novemila scudi, ma Ruscelli specifica che chi non disponesse di tale ingente somma poteva essere aiutato dagli altri membri, segno di un’organizzazione che, pur aristocratica nella sua prevalente essenza e nei costumi, possedeva una concreta dimensione solidale 11.
La sede, chiamata con nome simbolico “Filosofia”, era un edificio donato dal principe in una delle prestigiose zone della città. Ruscelli ne descrive il cortile con grande ricchezza di particolari: un luogo ampio, ornato di alberi da frutto, piante, fontane, uccelliere e agrumi, cinto da logge nelle quali erano custoditi gli strumenti di lavoro degli accademici. Tavole di noce ed ebano, intarsiate d’avorio e legni policromi, venivano portate all’aperto solo nelle occasioni solenni o in presenza di ospiti illustri. Alcune suggestive ipotesi storiografiche hanno voluto riconoscere nelle grotte dell’Arenella i resti di un laboratorio operativo dell’Accademia, ma la questione resta ancora oggetto di studi ed approfondimenti in attesa di una conferma decisiva 12.
Il principio cardinale dell’istituzione era la segretezza assoluta. Nessuno poteva riferire dell’Accademia senza il consenso della compagnia; l’accesso di medici e studiosi della città era possibile solo se accompagnati da un membro e previa solenne promessa di silenzio. Ruscelli precisa tuttavia che tale riserbo non era motivato da un esoterismo di maniera, bensì dalla necessità pratica di non essere disturbati negli ermetici lavori e di non esporre l’impresa a interferenze e curiosità esterne. In un contesto dominato dalla crescente pressione inquisitoriale, questa prudenza assumeva inevitabilmente anche un valore di protezione politica 13.
Lo scopo dichiarato dell’Accademia era «studiare e imparare noi stessi», vale a dire condurre una diligente e consapevole analisi sulle opere della natura, quasi un’anatomia delle cose e delle loro operazioni 14. Si tratta di una formula che richiama con evidenza il principio ermetico della corrispondenza tra microcosmo e macrocosmo, e che colloca l’Accademia nella grande tradizione della filosofia naturale rinascimentale. Il sapere inteso come investigazione diretta, sperimentale e comunitaria, capace di far coincidere la conoscenza di sé con la conoscenza dell’Universo.
In questa prospettiva si comprende la straordinaria importanza metodologica dell’Accademia Segreta. Ogni rimedio, ogni ricetta, ogni procedimento di laboratorio veniva sottoposto a verifica ripetuta; Ruscelli afferma che ogni esperimento doveva essere replicato almeno tre volte con esito positivo prima di essere considerato affidabile e pertanto divulgabile. Tale protocollo rappresenta, secondo William Eamon, uno dei primi esempi documentati di metodologia sperimentale sistematica in un contesto istituzionale, e anticipa in modo sorprendente le pratiche che saranno proprie delle grandi accademie scientifiche del Seicento 15.
L’Accademia possedeva un orto botanico destinato alla coltivazione e allo studio delle erbe medicinali e dei simplicia, e un laboratorio chimico attrezzato con forni e strumenti di distillazione, nel quale operavano artigiani, spagiristi, speziali, orafi, distillatori e semplicisti. Questa compresenza di giardino dei semplici e officina chimica definisce il carattere spagirico dell’istituzione, in piena consonanza con la medicina paracelsiana, intesa come arte della separazione, purificazione e ricomposizione degli elementi naturali al fine di ricavarne rimedi più perfetti ed efficaci 16.
La mole dei segreti raccolti nei due grandi nuclei editoriali ruscelliani mostra con chiarezza questa impostazione. Nei Secreti del reverendo donno Alessio Piemontese del 1555, pubblicati sotto pseudonimo, prevalgono formule medicinali, distillati, unguenti, elisir, cosmetici, coloranti, colle, pigmenti, preparazioni per orafi e tintori, e indicazioni di metallurgia e chimica applicata. Nei “Secreti nuovi di maravigliosa virtù” del 1567, usciti postumi e curati dal nipote Vincenzo Ruscelli con prefazione di Francesco Sansovino, l’autore rivela la propria identità e offre la testimonianza più preziosa sull’Accademia Segreta. L’analisi quantitativa di Eamon e Paheau ha mostrato che i 1.245 segreti catalogati presentano una netta predominanza di contenuti medici, superiori all’82 per cento del totale 17.
La scelta di pubblicare i Secreti sotto lo pseudonimo di Alessio Piemontese rispondeva a una duplice esigenza: proteggere i compagni rimasti a Napoli da eventuali ritorsioni inquisitoriali e creare la figura letteraria di un antico sapiente, ultraottantenne, erudito in latino, greco, arabo, caldeo ed ebraico, che dopo lunghi viaggi in Europa e in Asia decide di svelare i frutti della propria esperienza accademica 18. Il successo dell’opera fu prodigioso: essa conobbe una diffusione europea senza precedenti, con numerose edizioni in italiano e traduzioni in inglese, tedesco, francese e latino già nel primo decennio dalla prima stampa 19. Tale fortuna contribuì alla formazione di un vero e proprio genere, quello dei “libri di segreti”, destinato ad avere immensa rilevanza nella cultura della prima età moderna.
L’Accademia non operava isolatamente, ma si inseriva in una rete di rapporti intellettuali che comprendeva figure di primissimo piano. Bernardo Tasso, segretario del principe e padre di Torquato, gravitava nell’orbita sanseveriniana; Agostino Nifo partecipava del medesimo clima filosofico; Scipione Capece fu travolto dalla disgrazia del principe nel 1553, perdendo la direzione dell’Università di Napoli; Juan de Valdès, con il suo attivo circolo spirituale, contribuì ad accrescere il clima di inquietudine religiosa che favoriva il ricorso alla discrezione e alla massima riservatezza 20.
Per la continuità della tradizione ermetica napolitana, è particolarmente rilevante il possibile collegamento con il giovane Giovan Battista della Porta. William Eamon ha ipotizzato che egli possa avere assistito, nella sua giovinezza, alle attività dell’Accademia ruscelliana, prima di fondare a Napoli, intorno al 1560, la propria Accademia dei Secreti, o Accademia secretorum naturae. Tale istituzione, successiva pur distinta da quella di Ruscelli, ne riprese però l’indirizzo sperimentale e la tensione verso i segreti della natura, rappresentando una continuità ideale e metodologica di straordinaria importanza 21.
Anche il naturalismo di Bernardino Telesio si colloca in questa stessa area culturale. Il suo De rerum natura iuxta propria principia, concepito come una fisica qualitativa fondata sul caldo e sul freddo e sulla forza intrinseca della natura, non era alchimia in senso tecnico, ma offriva una base teorica che liberava lo studio del reale dall’apparato scolastico aristotelico e lo avvicinava alla prassi sperimentale propria degli spagiristi 22. In tal modo, il naturalismo telesiano, l’alchimia operativa e la filosofia naturale dell’Accademia Segreta convergevano nel medesimo orizzonte di indagine.
La continuità della tradizione prosegue, a Napoli e oltre, nelle Accademie degli Ardenti, degli Oziosi, degli Incauti e degli Incogniti, nonché in numerosi altri cenacoli minori, nei quali si discuteva di filosofia, astrologia, medicina, ermetismo e natura 23. In questo ambiente si collocano anche figure come Leonardo Fioravanti, medico bolognese attivo a Napoli e sostenitore della medicina spagirica di matrice paracelsiana, e l’alchimista Allegretti di Scisciano, autore del De la trasmutatione de’ metalli 24 25.
Ferrante Imperato, grande naturalista e speziale napolitano, con la sua Historia naturale del 1599, fu profondamente debitore di quell’orizzonte ermetico e alchemico; egli fu a sua volta in relazione con Colantonio Stigliola, stampatore, filosofo e spagirista, vicino a Giordano Bruno e Tommaso Campanella, poi perseguitato dall’Inquisizione 26. Così il crogiuolo filosofico napolitano continuò ad ardere per tutta la seconda metà del Cinquecento e il primo Seicento, in una sequenza di figure e di ambienti che comprendono le figure maggiormente note di Giordano Bruno, Tommaso Campanella e lo stesso Giovan Battista della Porta 27.
L’Accademia Segreta di Ruscelli possiede, nella storia della cultura italiana, una duplice aspetto. Da un lato fu un laboratorio protoscientifico, dotato di metodo empirico, di verifiche ripetute, di orto botanico e di officina chimica; dall’altro fu una comunità di vita filosofica, un luogo di esercizio comune della sapienza naturale, nel quale la conoscenza della natura coincideva con il perfezionamento di sé. La struttura gerarchica, il giuramento di segretezza, la sede simbolicamente denominata “Filosofia“, il rapporto tra laboratorio, giardino dei semplici e parola condivisa, il principio della pubblicità dei risultati utili all’umanità intera, compongono un quadro che appartiene pienamente alla topografia del tempio ermetico-alchemico della tradizione occidentale 28 29.
L’opera di Ruscelli, considerata nel suo insieme, testimonia inoltre una peculiare connessione fra sapere naturale ed ermeneutica simbolica. Nei Secreti e nelle Imprese illustri, il simbolo, l’emblema e la figura divengono strumenti di interpretazione del reale, secondo una sensibilità che la cultura napolitana dei secoli XVI e XVII avrebbe coltivato con particolare intensità 30. In questo senso, l’Accademia Segreta si configura come uno dei primi luoghi documentati in cui la ricerca sui processi della natura viene organizzata in forma comunitaria, sperimentale e insieme ermetica.
La caduta di Ferrante Sanseverino nel 1552-1553 segnò la fine dell’Accademia nella sua forma originaria. Ruscelli, timoroso delle ritorsioni, lasciò precipitosamente il Regno di Napoli e, a Venezia, pubblicò sotto pseudonimo le opere che riteneva più delicate, riservando il proprio nome ai testi di carattere letterario e filologico 31. Tuttavia, la tradizione da lui alimentata non si spense: essa passò, in forme nuove, all’Accademia Secretorum Naturae, anche conosciuta come Accademia dei Secreti, di della Porta e, attraverso questa, agli ambienti dei Lincei e della cultura scientifica secentesca 32.
In questa lunga traiettoria, l’Accademia Segreta di Girolamo Ruscelli rimane un’esperienza capitale: non soltanto una precoce istituzione scientifica, ma una forma alta di filosofia vissuta, nella quale l’indagine sul creato era inseparabile dall’ascesi dell’intelletto e dalla responsabilità verso il bene comune. Nell’orizzonte dell’ermetismo tradizionale, essa appare come una delle più significative espressioni del tentativo, tipicamente rinascimentale, di ricondurre il sapere umano alla sua sorgente operativa, terapeutica e trasmutativa, tutti elementi che stratificandosi nei secoli giungeranno al Principe di San Severo don Raimondo di Sangro tramite il suo Maestro Fulvio Gherli e furono trasferiti ai membri del suo circolo interno della Rosa d’Ordine Magno dal quale nel 1747 prese vita il Rito Egizio Tradizionale 33 34 35 36.
©Rito Egizio Tradizionale Sovrano Gran Santuario di Heliopolis sedente in Napoli® – 2018. Agg.to del 01/04/2026 E∴V∴ .
Note
- Sul contesto intellettuale napoletano del Cinquecento si veda Nicola Badaloni, «Fermenti di vita intellettuale a Napoli dal 1500 alla metà del ’600», in Storia di Napoli, vol. V, tomo 1, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, s.d., pp. 641-689; e Benedetto Croce, “Storia del Regno di Napoli”, terza edizione, Bari, Laterza, 1944.
- Sul potere dei Sanseverino si vedano: Raffaele Colapietra, “I Sanseverino di Salerno. Mito e realtà del baronaggio napoletano”, Salerno, 1985; e la voce «Sanseverino Ferrante, principe di Salerno», in Enciclopedia Italiana Treccani, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, edizione online.
- Per la biografia di Ferrante Sanseverino si rimanda alla voce redatta per il Dizionario Biografico degli Italiani, vol. XC, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 2017; e a Maria Sirago, «Ferrante Sanseverino», in Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo, nel sito Ereticopedia, con la relativa bibliografia ivi citata. Sulla formazione del principe si veda Francesco Bacchelli, «Pomponio Gaurico a Salerno», in Rinascimento, II serie, XXXIX (1999), pp. 355-387.
- Sul mecenatismo culturale di Ferrante Sanseverino si veda Del Grosso, «Momenti e forme della politica culturale di Ferrante Sanseverino principe di Salerno nei sodalizi accademici cinquecenteschi», in Letteratura e Potere. Atti del XXIV Congresso dell’ADI, a cura di Andrea Manganaro, Giuseppe Traina e Carmelo Tramontana, Roma, Adi editore, 2023.
- Sulla rivolta antinquisitoriale del 1547 e le sue conseguenze si veda Aurelio Cernigliaro, «La rivolta napoletana del 1547 contro l’Inquisizione», in Rivolte e rivoluzione nel Mezzogiorno d’Italia, a cura di Antonio Lerra e Aurelio Musi, Manduria, Barbieri, 2008, pp. 13-72; e Luigi Amabile, “Il Santo Officio della Inquisizione in Napoli”, vol. I, Città di Castello, S. Lapi, 1892, pp. 192-206.
- Per la biografia di Girolamo Ruscelli si veda la voce di Paolo Procaccioli, «Ruscelli Girolamo», in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 89, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 2017, pp. 282-286; e lo stesso Procaccioli, «Ruscelli Girolamo», in Autografi dei letterati italiani, vol. I, Roma, Salerno editrice, 2009, pp. 309-317.
- Sul periodo napoletano di Ruscelli si veda William Eamon e Françoise Paheau, «The Accademia Segreta of Girolamo Ruscelli: A Sixteenth-Century Italian Scientific Society», in Isis, vol. 75, n. 2, 1984, pp. 327-342; e Marina Bucchi, «Ruscelli, Girolamo», in Dizionario Storico Biografico della Tuscia, 2023.
- La datazione dell’Accademia al 1557 è proposta sulla base del proemio ruscelliano da Donato Verardi, “La scienza e i segreti della natura a Napoli nel Rinascimento. La magia naturale di Giovan Battista Della Porta”, Firenze, Firenze University Press, 2018, p. 23. L’ipotesi salernitana è avanzata con prudenza da Eamon e Paheau nel già citato articolo del 1984.
- Sulla possibilità di una fioritura anteriore dell’Accademia si veda ancora William Eamon e Françoise Paheau, op. cit.
- Tutte le informazioni sulla struttura e sul finanziamento dell’Accademia provengono dal proemio dei Secreti nuovi di maravigliosa virtù: Girolamo Ruscelli, Secreti nuovi di maravigliosa virtù del Signor Ieronimo Ruscelli, i quali continuando a quelli di Don Alessio, cognome finto del detto Ruscelli, contengono cose di rara esperienza e di gran giovamento, In Venetia, appresso li heredi di m. Marchiò Sessa, 1567. Il testo del proemio è trascritto integralmente in Massimo Marra, «Girolamo Ruscelli, Proemio ai Secreti nuovi di maravigliosa virtù (Vinegia 1567)», pubblicato nel sito di Massimo Marra.
- La composizione dell’Accademia è descritta nel proemio ruscelliano citato alla nota precedente. Si veda anche la ricostruzione di Eamon e Paheau, op. cit., pp. 330-333.
- Sulla sede dell’Accademia e sulle grotte dell’Arenella si veda Marco Granato, “Il Chiostro degli Incurabili”, Lecce, Youcanprint, 2015, pp. 27-35; e Antonello Di Biase, «Misteriosi affreschi ritrovati in una grotta nei sotterranei dell’Arenella», napolipiu.com, 2018.
- Sul carattere riservato dell’Accademia e sulle ragioni della segretezza si veda ancora il proemio ruscelliano ai Secreti nuovi e la ricostruzione di Eamon e Paheau, op. cit.
- Il programma ermetico dell’Accademia è analizzato da Massimo Marra, «La tradizione alchemica a Napoli. Medioevo e Rinascimento», pubblicato nel sito aispes.net; e da Luigi Braco, «l’Accademia dei Segreti», pubblicato nel sito iniziazioneantica.altervista.org.
- Sulla metodologia sperimentale dell’Accademia Segreta si veda William Eamon e Françoise Paheau, op. cit., pp. 335-338; e William Eamon, Science and the Secrets of Nature: Books of Secrets in Medieval and Early Modern Culture, Princeton, Princeton University Press, 1994, traduzione italiana La scienza e i segreti della natura, Genova, ECIG, 1998, pp. 222-241.
- Sul laboratorio dell’Accademia e sulle sue attrezzature si veda la voce «Alchimia, iatrochimica e arti del fuoco», in “Il contributo italiano alla storia del pensiero scientifico”. Scienze, Treccani; e William Eamon, The Professor of Secrets: Mystery, Medicine, and Alchemy in Renaissance Italy, Washington, Smithsonian Books, 2010, traduzione italiana Il professore di segreti. Mistero, medicina e alchimia nell’Italia del Rinascimento, Roma, Carocci, 2014.
- L’analisi quantitativa dei 1.245 segreti ruscelliani è contenuta in Eamon e Paheau, op. cit., pp. 338-342, dove si rileva che oltre l’82 per cento dei segreti catalogati riguarda ricette di carattere medico.
- La vicenda dello pseudonimo è ricostruita in Antonella Gregori, «Saggio di censimento delle edizioni dei Secreti», in Antonella Iacono, Bibliografia di Girolamo Ruscelli. Le edizioni del Cinquecento, Manziana, Vecchiarelli, 2011; e in Massimiliano Celaschi e Antonella Gregori, Da Girolamo Ruscelli a Alessio Piemontese. I Secreti dal Cinque al Settecento, Manziana, Vecchiarelli, 2015.
- Sulla straordinaria fortuna editoriale dell’opera si veda John K. Ferguson, The Secrets of Alexis. A Sixteenth Century Collection of Medical and Technical Receipts, London, 1931; e Ad Stijnman, «A short-title bibliography of the Secreti by Alessio Piemontese», in The Artist’s Process: Technology and Interpretation, a cura di Sigrid Eyb-Green e altri, London, Archetype Publications, 2012, pp. 32-47.
- Sul ruolo di Bernardo Tasso nell’ambiente sanseveriniano si veda Galdrik de la Torre Ávalos, «…al servitio de la felice memoria del Marchese del Vasto: notas sobre la presencia de Bernardo Tasso en la corte poética de Ischia», in Studia Aurea, vol. 13, 2019. Sull’ambiente valdesiano napoletano e i suoi rapporti con la nobiltà sanseveriniana si veda Massimo Firpo e Dario Marcatto, “Il processo inquisitoriale del cardinal Giovanni Morone”, vol. I, Roma, 2011; e Luca Addante, Eretici e libertini nel Cinquecento italiano, Roma-Bari, Laterza, 2010.
- Sul collegamento tra l’Accademia Segreta di Ruscelli e quella di Della Porta si veda William Eamon, “La scienza e i segreti della natura”, op. cit.; e Donato Verardi, “La scienza e i segreti della natura a Napoli nel Rinascimento”, op. cit.
- Sul pensiero di Bernardino Telesio e i suoi rapporti con la tradizione ermetica si veda la voce di Marco Sgarbi, «Telesio Bernardino», in Encyclopedia of Renaissance Philosophy, 2022; e la Stanford Encyclopedia of Philosophy, voce «Bernardino Telesio». Per le edizioni del De rerum natura si rimanda a Bernardino Telesio, De rerum natura iuxta propria principia, Roma, 1565; Napoli, Giuseppe Cacchi, 1570; Napoli, Horatius Salvianus, 1586.
- Sulla tradizione delle accademie napoletane tra Cinque e Seicento si veda Camillo Minieri-Riccio, «Notizia delle accademie institute nelle provincie napolitane», Archivio storico per le province napolitane, vol. 2, 1877, pp. 382-390, 581-586, 855-868; vol. 3, 1878, pp. 145-163, 293-314; e «Cenno storico delle accademie fiorite nella città di Napoli», ivi, vol. 3, 1878, pp. 746-758; vol. 4, 1879, pp. 163-177, 379-394, 516-536; vol. 5, 1880, pp. 131-157, 349-373, 578-612.
- Su Leonardo Fioravanti e la medicina spagirica napoletana si veda William Eamon, «Alchemy in Popular Culture: Leonardo Fioravanti and the Search for the Philosopher’s Stone», Early Science and Medicine, vol. 5, n. 2, 2000, pp. 196-212.
- A cura del Sovrano Gran Hyerophante Generale e Gran Maestro Fratello Logos, “Rito Egizio Tradizionale Storia Riti e Miti” – Napoli 7 luglio 2017 – ISBN 9788894296433.
- Su Ferrante Imperato, Colantonio Stigliola e la tradizione alchemica napoletana si veda Massimo Marra, «Magia e alchimia nella Napoli del ’600», pubblicato nel sito aispes.net, 2016; e dello stesso autore, “Il Pulicinella Filosofo Chimico. Uomini e idee dell’alchimia a Napoli nel periodo del viceregno”, Milano, Mimesis, 2000.
- Sulle grandi figure del naturalismo ermetico napoletano si vedano Luigi Firpo, “Il processo di Giordano Bruno”, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 1949; Germana Ernst, Tommaso Campanella, Roma-Bari, Laterza, 2002; e Donato Verardi, “La scienza e i segreti della natura a Napoli nel Rinascimento. La magia naturale di Giovan Battista Della Porta”, op. cit.
- Sul significato ermetico della struttura accademica si veda la già citata analisi di Luigi Braco, «l’Accademia dei Segreti»; e Massimo Marra, «La tradizione alchemica a Napoli. Medioevo e Rinascimento», op. cit.
- A cura del Sovrano Gran Hyerophante Generale e Gran Maestro Fratello Logos, “Rito Egizio Tradizionale Storia Riti e Miti” – Napoli 7 luglio 2017 – ISBN 9788894296433.
- Su Le imprese illustri di Ruscelli e sulla tradizione dell’ermeneutica simbolica napoletana si veda Massimo Marra, «La tradizione alchemica a Napoli. Medioevo e Rinascimento», op. cit.; e la voce di Procaccioli su Ruscelli nel Dizionario Biografico degli Italiani.
- Sulla fuga di Ruscelli da Napoli e sulle ragioni dello pseudonimo si veda Massimo Marra, «Girolamo Ruscelli, Proemio ai Secreti nuovi di maravigliosa virtù», op. cit.; e l’articolo «L’Accademia segreta del Ruscelli a Napoli», pubblicato nel sito Esoterismo Grafico, gennaio 2012.
- Sulla continuità della tradizione da Ruscelli a Della Porta e ai Lincei si veda Giulia Giannini, «Scientific Academies in the Renaissance», in Encyclopedia of the History of Science, 2022; e la voce «Le accademie scientifiche del Seicento», in Il contributo italiano alla storia del Pensiero: Scienze, Treccani.
- Ristampa Anastatica degli “Archivi Storici del Rito Egizio Tradizionale Sovrano Gran Santuario di Heliopolis sedente in Napoli” – Edizione Originale riservata Napoli 1911 – Ristampa Napoli 2017 – ISBN 9788894296419.
- Domenico Vittorio Ripa Montesano, “Origini del Rito Egizio Tradizionale Sovrano Gran Santuario di Heliopolis sedente in Napoli” – ISBN 9788894296488.
- A cura del Sovrano Gran Hyerophante Generale e Gran Maestro Fratello Logos, “Rito Egizio Tradizionale Storia Riti e Miti” – Napoli 7 luglio 2017 – ISBN 9788894296433.
- Domenico Vittorio Ripa Montesano “Raimondo di Sangro Principe di San Severo primo Gran Maestro del Rito Egizio Tradizionale” – Napoli 2011 – ISBN 9788894296402.