Accademia degli Oziosi

Rito Egizio Tradizionale

Emblema Accademia degli Oziosi – Reca un’aquila mentre contempla il Sole, traducendo simbolicamente tale tensione verso l’elevazione, contenente il motto “non pigra quies”.

ACCADEMIA degli OZIOSI

Academiae Ociosorum

(Napoli – 1611)

L’Accademia degli Oziosi occupa un luogo eminente nella storia intellettuale della Napoli vicereale del primo Seicento. Nata il 3 maggio 1611 per iniziativa di Giovan Battista Manso, marchese di Villa, e sostenuta dal viceré Pedro Fernández de Castro, conte di Lemos, essa raccolse intorno a sé illustri uomini di lettere, giuristi, poeti, eruditi e dignitari del Regno.

In tale contesto, la conversazione dotta e la vita civile si congiungevano in una forma elevata di convivenza culturale. La Fondazione Real Monte Manso di Scala la descrive come un centro d’incontro fra intellettuali, artisti, matematici e scienziati italiani e spagnoli 1.

Conviene tuttavia distinguere con rigore l’Accademia degli Oziosi dalla precedente Accademia dei Secreti di Giovan Battista della Porta. Le due esperienze appartengono al medesimo clima di curiosità scientifica e di ricerca sulla natura, pur non coincidendo nei loro fini e nella loro struttura.

La prima fu un cenacolo sperimentale, ermetico e riservato; la seconda, invece, un’istituzione letteraria più apertamente pubblica, pur capace di accogliere, entro limiti prudenti, temi di filosofia naturale e di poesia. Nella Capitale del Regno il della Porta e la sua Accademia rappresentarono comunque il fulcro centrale di tale orizzonte culturale 2.

Alla guida del sodalizio degli Oziosi vi era la nobile figura di Battista Manso, munifico mecenate e uomo di lettere, il cui nome accademico, Tardo, e l’impresa del cielo di Saturno riflettono una precisa concezione del sapere. Essa si fonda sulla lentezza feconda, sulla maturazione interiore e sulla disciplina dell’intelletto.

Il motto “Non pigra quies” esprime con chiarezza questa visione: non un ozio inerte, ma una quiete operosa, nella quale il pensiero si raccoglie e si perfeziona. L’emblema dell’aquila che contempla il Sole traduce simbolicamente tale tensione verso l’elevazione 3.

Le sedi dell’Accademia, dapprima nel chiostro di Santa Maria delle Grazie a Caponapoli e poi presso San Domenico Maggiore, rivelano il suo carattere insieme pubblico ma protetto. Fin dalla prima adunanza, il sodalizio si configurò come luogo di discussione letteraria, filosofica e scientifica, escludendo formalmente teologia e politica 4.

Intorno al marchese Manso si raccolse una costellazione di personalità che conferisce all’Accademia la sua fisionomia storica più autentica. Tra i primi membri figurano Francesco de Pietri, Giulio Cesare Capaccio, Giambattista Basile e Giovanni Battista della Porta.

Il poemetto Academiae Ociosorum libri III di Giovanni Pietro d’Alessandro, pubblicato nel 1613, rappresenta il primo documento ufficiale della coscienza accademica del sodalizio. Il ruolo di De Pietri come segretario e quello di d’Alessandro come interprete letterario risultano attestati dalle fonti 5.

L’Accademia si inserisce in un più ampio ambiente napolitano caratterizzato da intensa vitalità nel campo della filosofia naturale e della storia della natura. Figure come Ferrante Imperato e Tommaso Campanella testimoniano questo clima di ricerca, pur non identificandosi formalmente con il sodalizio.

La continuità tra tali ambiti è dunque culturale e contestuale, non Istituzionale. Gli Oziosi non furono de facto una scuola ermetica, ma operarono in un ambiente permeato da interessi per le virtù naturali, i semplici e le corrispondenze cosmiche 6 7.

Sul piano morale e letterario, l’etica della prudenza trova espressione nell’opera di Torquato Accetto, il cui Della dissimulazione onesta riflette il clima di misura proprio dell’ambiente napolitano. Analogamente, Basile e Capaccio contribuirono a definire una cultura della memoria e della rappresentazione 8.

La dimensione politica fu sicuramente presente. Il patrocinio dal viceré il conte di Lemos garantì ampio prestigio e protezione, mentre l’Accademia offrì uno spazio in cui la parola poteva esercitarsi entro forme di decoro e prudenza 9.

Dopo la morte del Manso nel 1645, il sodalizio continuò a operare, sebbene con minore intensità. La sua memoria si protrasse fino alla rifondazione del 1733, che segnò un mutamento di contesto e di orientamento culturale 10.

Nel suo insieme, l’Accademia degli Oziosi appare come una delle più significative espressioni della cultura napolitana del Seicento. Essa fu luogo di formazione del giudizio, officina della parola e spazio di rappresentazione dell’intelletto 11.

In essa, l’ozio si trasformò in esercizio di elevazione dell’animo e dell’ingegno. Letteratura, filosofia naturale e prudenza civile vi convergono senza confondersi, dando forma a un modello di convivenza intellettuale di straordinaria rilevanza storica. L’apporto culturale di questa Accademia, contribuì a sviluppare quel fecondo clima che riuniva le migliori menti, intellettuali e scrittori che accrebbero a Napoli quell’humus nel quale si custodirono e trasmisero Saperi che uniti a quelli ermetici provenienti da altre Accademie, generarono quel novero di conoscenze che crebbero lungo i secoli fino a giungere nella Rosa d’Ordine Magno, il cenacolo ermetico che il Principe di San Severo creò dal quale prese vita nel 1747 il Rito Egizio Tradizionale 12 13 14 15 16.

 
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Note

  1. Fondazione Real Monte Manso di Scala, “L’Accademia Napoletana degli Oziosi” al LINK. Michele Maylender, “Storia delle Accademie d’Italia”, vol. IV, Cappelli, Bologna 1926–1930, pp. 131–136. Gennaro de Miranda, “Una quiete operosa. Forma e pratiche dell’Accademia napoletana degli Oziosi 1611–1645”, Napoli, 2000.
  2. Luisa Muraro, voce “Della Porta Giovan Battista”, in Dizionario Biografico degli Italiani al LINK. Donato Verardi, “La scienza e i segreti della natura a Napoli nel Rinascimento”, Firenze University Press, 2018.
  3. Mario Santoro, voce “Manso Giovan Battista”, in Dizionario Biografico degli Italiani al LINK.
  4. Fondazione Real Monte Manso di Scala (sedi e attività) in LINK.
  5. Giovanni Battista Manso”, voce nel Dizionario Biografico degli Italiani vedasi LINK. Giovanni Pietro d’Alessandro, “Academiae Ociosorum” libri III, Napoli 1613.
  6. Donato Verardi, “La scienza e i segreti della natura a Napoli nel Rinascimento”, Firenze University Press, 2018. Voce Treccani su “Tommaso Campanella” al LINK.
  7. Domenico Vittorio Ripa Montesano, “Origini del Rito Egizio Tradizionale Sovrano Gran Santuario di Heliopolis sedente in Napoli” – ISBN 9788894296488.
  8. Voce Treccani “Torquato Accetto” al LINK. Voce Treccani “Giambattista Basile” al LINK. Voce Treccani “Giulio Cesare Capaccio” al LINK.
  9. A cura del Sovrano Gran Hyerophante Generale e Gran Maestro Fratello Logos “Rito Egizio Tradizionale Storia Riti e Miti” – Napoli 7 luglio 2017 – ISBN 9788894296433.
  10. Voce Treccani “Giovan Battista Manso” al LINK  Voce Treccani “Paolo Mattia Doria” al LINK.
  11. Domenico Vittorio Ripa Montesano “Raimondo di Sangro Principe di San Severo primo Gran Maestro del Rito Egizio Tradizionale” – Napoli 2011 – ISBN 9788894296402.
  12. Ristampa Anastatica degli “Archivi Storici del Rito Egizio Tradizionale Sovrano Gran Santuario di Heliopolis sedente in Napoli” – Edizione Originale riservata Napoli 1911 – Ristampa Napoli 2017 – ISBN 9788894296419.
  13. Domenico Vittorio Ripa Montesano, “Origini del Rito Egizio Tradizionale Sovrano Gran Santuario di Heliopolis sedente in Napoli” – ISBN 9788894296488.
  14. A cura del Sovrano Gran Hyerophante Generale e Gran Maestro Fratello Logos “Rito Egizio Tradizionale Storia Riti e Miti” – Napoli 7 luglio 2017 – ISBN 9788894296433.
  15. Domenico Vittorio Ripa Montesano “Raimondo di Sangro Principe di San Severo primo Gran Maestro del Rito Egizio Tradizionale” – Napoli 2011 – ISBN 9788894296402.
  16. In Enciclopedia TRECCANI, Voce: Massoneria, Sub: Cenni Storici al 2° Capoverso  al LINK.
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