Scipione CAPECE

Ritratto (Bulino-Acquaforte) del 1751 inciso da Filippo Rizzi su disegno di Andrea Bolzoni - Fondo Alpago-Novello oggi conservato presso il Museo Civico di Belluno.

Scipione Capece Patrizio Napolitano

Scipione Capece, noto negli ambienti ermetici con lo jeronimo di Scipio Capycius, fu una delle figure più significative dell’umanesimo napolitano del primo Cinquecento. Signore di Antignano e di San Giovanni a Teduccio, nacque a Napoli attorno al 1480 da Antonio Capece e Maddalena di Loffredo, in un ambiente familiare di alto rango nobiliare e ampia tradizione giuridica, e fin dagli anni della formazione si dedicò allo studio del diritto, sino ad impartire dottrine in seno alla sua dimora e a divulgare le Istituta nello Studio napoletano tra il 1518 e il 1519; dopo una parentesi con funzioni giudiziarie e amministrative in qualità di luogotenente a Cosenza, figura inserita nell’apparato del governo vicereale spagnolo, coerente con la sua formazione di giurista, riprese l’insegnamento del diritto civile nel 1534, occupando una cattedra prestigiosa nella capitale vicereale 1.

La sua vita intellettuale si intrecciò presto con le élites letterarie e politiche della città; nel 1526 sposò Giunia Caracciolo, e l’evento fu celebrato da Antonio Telesio con un epitalamio, segno della sua presenza in un ceto colto nel quale poesia, giurisprudenza e relazioni di casato si sostenevano reciprocamente. Nel 1535, con ogni probabilità al ritorno dell’imperatore Carlo V dall’impresa di Tunisi, pronunciò un’orazione di benvenuto commissionata dal seggio di Nido, guadagnandosi la toga di consigliere di Santa Chiara 2. Capace di muoversi con pari dignità nel foro e nella repubblica delle lettere, Capece divenne il massimo riferimento dell’Accademia Pontaniana dopo la morte di Jacopo Sannazaro, trasferendo le adunanze nella propria casa e assumendone la presidenza dal 1532; l’Accademia, per sua stessa storia, fu uno dei grandi laboratori dell’Umanesimo napolitano, e sotto Capece attraversò anni difficili fino alla soppressione del 1542, in un momento in cui l’assetto culturale della città si stava rapidamente irrigidendo 3 9 10.

Proprio qui si apre il nodo più rilevante per una lettura ermetica e, con prudenza, alchemica: le fonti non presentano Capece come alchimista operativo, ma lo collocano nel cenacolo valdesiano e nel circuito delle dissidenze religiose napoletane; la sua adesione alle dottrine di Juan de Valdés e di Bernardino Ochino gli costò, nel 1543, la destituzione dal Sacro Regio Consiglio e il bando, e da allora egli si ritirò presso Ferrante Sanseverino, dove rimase sino al 1550 4. Questo passaggio è decisivo, poiché colloca Capece in quella Napoli nella quale l’intersezione fra filosofia naturale, riforma spirituale e cultura dell’arcano fu particolarmente intensa: gli studi sull’età moderna attestano infatti che la città fu centro europeo di elaborazione scientifica e speculativa, ove numerosi dotti si confrontarono con l’alchimia e la Spagiria, spesso intese come pratica naturale e medica, mentre nella più ampia filosofia rinascimentale operavano tradizioni neoplatoniche ed ermetiche nella lettura dei principi della natura 5. In tale quadro, i collegamenti personali risultano di prim’ordine: con Bernardo Tasso, che dalle sue lettere lascia intendere la stima goduta da Capece alla corte salernitana; con Annibal Caro; con Vittoria Colonna, alla quale dedicò l’Inarime; con Pietro Bembo e Paolo Manuzio, che lodarono il De principiis rerum; e con Antonio Telesio, che ne celebrò le nozze 6.

Rito Egizio Tradizionale

“de principiis rerum” di Scipione Capece

Sul piano delle opere, Capece mostrò una statura tutt’altro che marginale: pubblicò l’Inarime nel 1532, poemetto in esametri sulle origini di Ischia; il De divo Ioanne Baptista vate maximo nel 1533; lo Scripta super titulum de acquirenda possessione; il Magistratuum Regni Neapolis qualiter cum antiquis Romanorum conveniant; e soprattutto il De principiis rerum, dato alle stampe a Venezia nel 1546 presso gli eredi di Aldo Manuzio 7. Quest’ultimo poema rappresenta il culmine della sua riflessione filosofica: costruito sulla forma lucreziana ma opposto all’atomismo, esso sostituisce agli atomi il principio dell’aria e argomenta la fluidità dei cieli contro la dottrina delle sfere cristalline, inserendosi nel grande dibattito europeo sulla natura con una posizione originale e anti-materialistica 8 9.

La sua fine chiude coerentemente tale traiettoria: Scipione Capece morì a Napoli l’8 dicembre 1551 e fu sepolto nella cappella di San Giorgio in San Domenico Maggiore, lasciando l’immagine di un giurista, poeta e filosofo che, entro la Napoli vicereale, contribuì a fare della ricerca sui principi della natura un territorio di confine tra umanesimo, dissenso spirituale e meditazione cosmologica; ed è precisamente in questa soglia che il suo nome può essere letto, con giustezza storica, come prossimo per affinità di clima alla futura sensibilità ermetica e spagirica napolitana, pur restando distinto da essa sul piano documentario 10 11.

Certamente la sua opera contribuì a creare quel tessuto culturale ed ermetico che nel tempo si sviluppò fecondo fino a giungere al Principe di San Severo che dal suo Cerchio Interno detto della Rosa d’Ordine Magno nel 1747 trasferì i saperi ermetici in seno al Rito Egizio Tradizionale 12 13 14 15 16.

 

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Note

  1. Giovanni Parenti, «CAPECE Scipione», in Dizionario Biografico degli Italiani, Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, consultabile online al LINK.
  2. Fausto Nicolini, «CAPECE Scipione», in Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, consultabile online al LINK.
  3. Accademia Pontaniana, “Cenni Storici”, Napoli, sito istituzionale ufficiale, consultabile online al LINK.
  4. «Scipione Capece», in Ereticopedia. Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo, consultabile online al LINK.
  5. Lorenza Gianfrancesco, «Books, Gold, and Elixir: Alchemy and Religious Orders in Early Modern Naples», in Ambix, vol. 65, 2018; Lorenza Gianfrancesco, “The Science of Naples: Making Knowledge in Italy’s Pre-eminent City”, 1500–1800, Cambridge University Press, materiali e sintesi consultabili online.
  6. Guido Giglioni, «Philosophy in the Kingdom of Naples», in A Companion to Early Modern Naples, Leiden-Boston, Brill, 2022.
  7. Schede catalografiche e repertori bibliografici relativi alle opere di Scipione Capece (Inarime; De divo Ioanne Baptista vate maximo; De principiis rerum), consultati attraverso cataloghi digitali e biblioteche storiche online.
  8. Giovanni Parenti, «CAPECE Scipione», in Dizionario Biografico degli Italiani, Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, consultabile online al LINK.
  9. Fausto Nicolini, «CAPECE Scipione», in Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, consultabile online al LINK.
  10. «Scipione Capece», in Ereticopedia. Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo, consultabile online al LINK.
  11. Lorenza Gianfrancesco, «Books, Gold, and Elixir: Alchemy and Religious Orders in Early Modern Naples», in Ambix, vol. 65, 2018; Lorenza Gianfrancesco, “The Science of Naples: Making Knowledge in Italy’s Pre-eminent City”, 1500–1800, Cambridge University Press, materiali e sintesi consultabili online.
  12. Ristampa Anastatica degli “Archivi Storici del Rito Egizio Tradizionale Sovrano Gran Santuario di Heliopolis sedente in Napoli” – Edizione Originale riservata Napoli 1911 – Ristampa Napoli 2017 – ISBN 9788894296419.
  13. Domenico Vittorio Ripa Montesano, “Origini del Rito Egizio Tradizionale Sovrano Gran Santuario di Heliopolis sedente in Napoli” – ISBN 9788894296488.
  14. A cura del Sovrano Gran Hyerophante Generale e Gran Maestro Fratello Logos “Rito Egizio Tradizionale Storia Riti e Miti” – Napoli 7 luglio 2017 – ISBN 9788894296433.
  15. Domenico Vittorio Ripa Montesano “Raimondo di Sangro Principe di San Severo primo Gran Maestro del Rito Egizio Tradizionale” – Napoli 2011 – ISBN 9788894296402.
  16. In Enciclopedia TRECCANI, Voce: Massoneria, Sub: Cenni Storici al 2° Capoverso  al LINK.
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