Accademia Alfonsina deinde Pontaniana

ACCADEMIA ALFONSINA deinde PONTANIANA

NAPOLI (1443 – 1542)

Collezione Privata del Rito Egizio Tradizionale

Cappella del Pontano (Napoli) – collezione privata.

Primo Cenacolo Accademico d’Italia

Sapere Ermetico, Filosofia della Natura, Arte Astrologica e Trasmissione della Scienza Arcana nella Napoli Aragonese.

La Città di Napoli custodisce, nel profondo del suo essere, una vocazione millenaria alla trasmissione dei Saperi più Arcani e delle Tradizioni Esoteriche più radicate dell’Occidente. Sin dalla fondazione di Partenope, poi Neapolis, questa terra fu crocevia ininterrotto di correnti sapienziali di straordinaria potenza: l’impronta pitagorica della Schola Italica, nata nella non lontana Crotone e diffusasi nella parte australe d’Italia, si mescolava alle antichissime tradizioni ermetiche ed egizie pervenute dalle rotte commerciali e culturali del Mediterraneo, mentre l’apporto della Cabala ebraica, trasmesso dalle comunità israelitiche presenti nell’area del Golfo sin dall’età romana, completava quel tessuto sapienziale unico nel suo genere 1. In questo humus antico e fecondo, quando Alfonso il Magnanimo, quinto Re d’Aragona e primo di Napoli, fece il suo trionfale ingresso nella capitale del Regno il 26 febbraio del 1443, egli trovò una città già predisposta ad accogliere e a coltivare quel rinnovamento del Pensiero che il Rinascimento aveva posto al centro dell’esperienza intellettuale italiana 2. La Corte Aragonese di Napoli divenne rapidamente uno dei centri culturali più vivaci e aperti d’Europa, grazie alla generosa munificità del Sovrano che amava circondarsi di poeti, umanisti, filosofi e scienziati, elargendo protezione e sostentamento ai più insigni tra loro, e trasformando così la propria corte in un laboratorio permanente di idee e di saperi 3.

Principale artefice di quella prima stagione del rinnovamento culturale napolitano fu Antonio Beccadelli, detto il Panormita in ragione della sua origine palermitana, che la forma latina del nome della città, Panormus, restituiva in modo perfetto. Segretario, biografo e ambasciatore di fiducia di Alfonso d’Aragona, il Beccadelli era già noto negli ambienti intellettuali italiani per il suo Hermaphroditus  (Bologna, 1425), raccolta di epigrammi latini di tono licenzioso, composti sulla scia di Catullo, Marziale e della Priapea, che aveva suscitato insieme scandalo e ammirazione per la raffinata maestria formale della composizione 4. Il Panormita giunse a Napoli nella scia del Sovrano e, dopo aver partecipato al suo trionfale ingresso nella capitale, vi ottenne quella posizione di rilievo e quegli onori che invano aveva cercato altrove. Attorno all’incontro quotidiano che si teneva sotto i portici della via dei Tribunali, la cosiddetta “ora del libro”, convivio intellettuale nel quale letterati e dotti si riunivano sotto la sua egida per discutere di poesia e di oratoria, prese progressivamente forma quella che fu denominata Porticus Antoniana 5, embrione uno dei principali Sodalizi Accademici che l’Italia avrebbe conosciuto. Fra le mura del Castel Nuovo Aragonese, ma anche nella residenza privata del Panormita nell’iconica in via Nilo il palazzo color rosso pompeiano che ancora oggi si staglia nel cuore del Regio Nilensis del centro antico, si riunivano gli umanisti, gli ermetisti e i filosofi del regno 6. Alla morte del Panormita avvenuta nel 1471, l’Accademia che egli aveva animato per quasi tre decenni lasciava come eredità la più straordinaria officina intellettuale che la Napoli medievale e rinascimentale avesse mai ospitato, e i più insigni tra i suoi discepoli erano già pronti a raccoglierne il Magistero.

Il pensiero critico e la nuova filologia umanistica trovarono nella corte alfonsina un terreno quanto mai fertile, e la figura di Lorenzo Valla, illustra con esemplare chiarezza la tensione intellettuale che animava quel Cenacolo. Giunto a Napoli nel 1435 al seguito di Alfonso d’Aragona e nominato suo segretario 7, il Valla visse nella capitale del Regno uno dei periodi più fecondi della sua vita intellettuale. A Napoli compose alcune delle sue opere più celebrate e più audaci: le Elegantiarum latinae linguae libri sex scritta fra il 1435 e il 1444, il trattato che ridefiniva radicalmente i fondamenti del latino classico e del suo uso; il De falso credita et ementita Constantini donatione del 1440, la dimostrazione filologico-storica della falsità del documento su cui si basava il potere temporale della Chiesa, testo sovversivo che gli costò l’accusa di eresia 8; e le Dialecticae disputationes del 1440, critica radicale dell’aristotelismo scolastico e della sua capacità di fondare la fede su sillogismi vuoti. Il soggiorno napoletano del Valla si concluse nel 1448, lasciando tuttavia una traccia profonda nella cultura della corte. La sua convivenza con il Panormita, tutt’altro che pacifica, segnata da una polemica aspra che si dipanò anche in animosi versi 9,  fu tuttavia rivelatrice di quella tensione creativa che rendeva il Cenacolo Alfonsino un luogo di confronto autentico e vigoroso, non mai una tranquilla accademia di cortigiani compiacenti.

Fu tuttavia con Giovanni Gioviano Pontano che l’Accademia raggiunse la sua più alta e compiuta fisionomia, elevandosi da Cenacolo di letterati a luogo di vera e propria trasmissione iniziatica del Sapere Ermetico e Filosofico. Giunto a Napoli nel 1448 al seguito di Alfonso d’Aragona 10, il Pontano entrò prontamente nella sodalitas del Panormita, assumendo il nome accademico di Gioviano secondo l’uso del Sodalizio, che richiedeva a ciascun membro di tradurre o latinizzare il proprio nome 11, e divenne ben presto il più autorevole interprete dello spirito ermetico e speculativo che animava le riunioni del Cenacolo. Diplomatico accorto ed energico, Segretario di Stato del Regno di Napoli dal 1487 al 1495 12, fu soprattutto nella veste di guida spirituale e intellettuale del Sodalizio che il Pontano dispiegò il suo Magistero più ampio e profondo.

Alla morte del Panormita nel 1471, egli ne assunse la presidenza, imprimendo ai lavori un carattere rigoroso e insieme aperto alle più ardite indagini della Philosophia Naturalis. Grazie al suo operato, l’Accademia, che dal suo nome assunse la definitiva denominazione di Pontaniana 13, si trasformò da liberale convivio di letterati in un organismo dotato di Statuto preciso, la cui prima norma prevedeva che i soci assumessero ciascuno il proprio nome tradotto o classicizzato in latino, segno inequivocabile della volontà di creare una communitas in qualche modo separata dal mondo “profano”, retta da proprie regole e consuetudini e da un proprio codice simbolico. Dal 1492, con la costruzione del famoso Tempietto in via Tribunali, piccolo gioiello architettonico eretto a memoria perenne dei sodali trapassati e a monumento alla continuità della Catena Aurea del Sapere 14, le riunioni del Sodalizio assunsero una dimensione quasi sacra, avvolta in un’aura di raccoglimento e di dedizione alla Luce della Conoscenza che le rendeva qualcosa di profondamente diverso da una semplice riunione di studiosi.

Il contributo del Pontano al Sapere Ermetico e alle Scienze del Cosmo che caratterizzavano lo spirito più intimo dell’Accademia è di una grandezza e di una profondità che non trovano paragone nel panorama intellettuale italiano del suo tempo. Profondo conoscitore dell’Arte di Urania astrologica 15, egli si era avvicinato allo studio degli astri molto giovane, avendo avuto come maestri, nella Napoli aragonese che pullulava di dotti di ogni provenienza il suo insegnante di greco, Gregorio da Tiferno, autore di una Oratio de astrologia; l’astrologo catanese Tolomeo Gallina, autore di un De rebus astrologicis; e lo stesso Lorenzo Bonincontri, il quale dal 1450 commentava nello Studio napolitano l’Astronomicon di Manilio, testo astrologico riscoperto da Poggio Bracciolini 16.

La produzione astrologica e cosmologica del Pontano è imponente e costituisce uno dei contributi più originali del Rinascimento italiano alla storia del Sapere: il grandioso poema in cinque libri di esametri Urania (composto a partire dal 1476 e pubblicato a Napoli nel 1505), che descrive le costellazioni celesti e i loro influssi sul destino umano, intrecciando con sapienza il mito e la scienza del cosmo 17; il Meteororum liber (1490, edito nel 1505), indagine sulle forze e gli spiriti che agiscono nel mondo sublunare; l’ampio trattato in quattordici libri De rebus coelestibus, elaborato nel corso degli anni Novanta del Quattrocento come risposta alla critica antiastrologica delle disputationes adversus astrologiam divinatricem di Giovanni Pico della Mirandola, e pubblicato postumo a Napoli nel 1512 a cura di Pietro Summonte 18; e infine le Commentationes in centum sententiis Claudii Ptolemaei (Napoli, 1512), traduzione e commento della Tetrabiblos tolemaica, nel quale, come ha messo in luce la critica moderna, il Pontano riesumava le qualità terapeutiche di immagini e amuleti astrologici secondo modalità che gli studiosi hanno qualificato come significativamente «magico-operative» 19. La visione pontaniana del cosmo, pur ancorandosi alla philosophia naturalis aristotelica come fondamento razionale, si apriva a dimensioni che trascendevano il mero determinismo astrale: l’energia solare, lunare e veneriana come forze fecondatrici che animano la materia; gli influssi astrali come strumenti di comprensione dei temperamenti umani e delle vicende del destino; la possibilità, adombrata nel commento alla Tetrabiblos, di agire su tali influssi attraverso la magia delle immagini e dei talismani, tutto ciò configurava un sistema di pensiero che toccava le radici più profonde della tradizione ermetica e neoplatonica.

Il Cenacolo Pontaniano fu attraversato da una straordinaria corrente di Sapere Astrologico che trovò la sua espressione più alta nel sodalizio tra il Pontano e Lorenzo Bonincontri, definito dallo stesso Pontano suo “familiaris” e celebrato nel suo epitaffio con il titolo luminoso di “nobilis astrologus” 20.

Vissuto a Napoli per un lungo periodo dal 1450 al 1475, il Bonincontri aveva iniziato la sua carriera astrologica sotto gli auspici del Panormita stesso, dal quale aveva ottenuto in prestito il manoscritto dell’Astronomicon di Manilio per ricopiarlo di propria mano 21 aveva poi affinato le proprie conoscenze con il già ricordato Tolomeo Gallina, e aveva composto nella Napoli aragonese le sue opere principali: le Rerum naturalium libri ad Laurentium Medicem (1469-1472), poema astrologico-filosofico dedicato a Lorenzo il Magnifico, e il De rebus coelestibus ad Ferdinandum Aragonium (1472-1475), poema in tre libri dedicato a Ferdinando d’Aragona ed edito solo postumo nel 1526 22.

Il rapporto intellettuale tra il Bonincontri e il Pontano fu di reciproca e profonda influenza: la ricerca moderna ha dimostrato con esemplare precisione filologica come i due maggiori poeti astrologici del Quattrocento si siano influenzati vicendevolmente, condividendo fonti, temi e soluzioni stilistiche in un dialogo che attraversa i loro loci paralleli con suggestiva frequenza 23.

Il Bonincontri, nel lasciare Napoli nel 1475 per recarsi a Firenze, dove Marsilio Ficino lo accolse tra i suoi “familiares” definendolo con felice formula «poeta astronomicus, astronomusque poeticus» 24, lasciava nella Napoli pontaniana il solco di un Sapere Astrologico che il Sodalizio avrebbe continuato a coltivare e a tramandare per i decenni successivi, contribuendo a fare della corte aragonese uno dei principali centri europei di elaborazione e trasmissione della Scienza degli Astri.

Nel Sodalizio Pontaniano l’aristocrazia del sangue e quella dello spirito si intrecciavano in una sintesi che era il segno più evidente della vocazione universale di quel Cenacolo. Andrea Matteo Acquaviva d’Aragona (1458 – 1529), duca di Atri, fu uno degli esponenti più illustri di quella nobiltà colta e raffinata che frequentava le adunanze pontaniane portando in dono non solo il blasone di un casato antichissimo, ma anche una formazione filosofica profonda e un sincero amore per le Lettere e per la Sapienza 25. L’Acquaviva, che aveva ricevuto un’educazione umanistica di primissimo ordine e che fu in corrispondenza con i maggiori intellettuali del suo tempo, rappresenta quel tipo di grande nobile meridionale per il quale la partecipazione al Cenacolo Pontaniano era un coerente e costante impegno intellettuale e filosofico. La sua presenza testimonia come il Sodalizio non fosse mai stato un circolo chiuso di specialisti, ma un vero e proprio convivium nel senso più profondo e rinascimentale della parola, luogo di incontro tra saperi diversi, armonizzati dalla comune aspirazione a tangere, attraverso le vie della Scienza e della Poesia, le vette del Sapere Arcano.

Tra i soci più illustri dell’Accademia Pontaniana si distinse per la peculiarità e la profondità del suo contributo Antonio de Ferraris detto il Galateo, umanista di antichissima famiglia italo-greca, medico e filosofo naturale, primo ad aderire all’Accademia a partire dalla sua fase pionieristica, intorno al 1470 26 27 28. La famiglia del Galateo vantava origini greche di cui andava fieramente orgogliosa, il padre ricordava con orgoglio le proprie radici elleniche, e il Galateo stesso proclamò con orgoglio «Graeci sumus et gloriamur» 29, e tale retaggio culturale si rifletteva nella sua straordinaria padronanza del greco antico, che gli consentiva di accedere direttamente alle fonti della tradizione filosofica e scientifica ellenica. Formatosi a Ferrara e laureato in medicina sotto la guida di Girolamo Castelli nel 1474 30, il Galateo divenne protomedico dei Re aragonesi e voce autorevole in seno all’Accademia per i temi della filosofia naturale, della cosmografia e di quelle forme di medicina che si intrecciavano strettamente con la scienza degli astri e con la conoscenza dei segreti della Natura. Amico intimo del Pontano, come testimonia il dialogo pontaniano Antonius, nel quale il Galateo appare come interlocutore del Sannazaro, con il quale mantenne una intensa corrispondenza epistolare in latino su argomenti di cosmografia, storia e medicina naturale 31.

Il Galateo portò nel seno del Sodalizio quella dimensione operativa del Sapere che era il preludio diretto della Magia Naturalis quale si sarebbe sviluppata nella Napoli del secondo Cinquecento. La ricerca moderna ha giustamente sottolineato come nella figura del Galateo si annunciasse già quella tradizione di indagine dei Segreti della Natura che avrebbe poi trovato la sua più compiuta espressione nelle opere di Giovan Battista della Porta 32.

Tra i discepoli del Pontano nessuno lo amò e lo onorò con fedeltà più tenace di Jacopo Sannazaro, che nell’Accademia assunse il nome classicizzante di Actius Syncerus 33 e che divenne, nelle parole di ogni suo contemporaneo, il discepolo prediletto del grande umanista. La formazione del Sannazaro si era svolta nel cuore della cultura pontaniana: discepolo di Giuniano Maio e di Lucio Crasso, docenti di poetica e retorica, egli aveva acceduto al Sodalizio nella seconda metà degli anni Settanta del Quattrocento, guadagnandosi ben presto la stima del Maestro. La sua opera poetica in latino, le Eclogae piscatoriae (cinque egloghe sui pescatori del Golfo di Napoli, che inaugurarono il genere della bucolica piscatoria), le elegiae e gli epigrammi, il celebre poema sacro De partu Virginis (pubblicato nel 1526, dopo decenni di elaborazione e rifacimento), che gli valse il titolo di «Virgilio cristiano» 34, testimoniava una padronanza del latino e una capacità di sintesi tra classicità e sentimento cristiano che il Magistero del Pontano aveva saputo trasferire e ispirare. Fedele sino all’ultimo al Re Federico d’Aragona, il Sannazaro lo seguì in esilio in Francia nel 1501, rientrandovi nel 1504 alla morte del Sovrano, per poi dedicare gli ultimi decenni della sua vita a Napoli, nella villa di Mergellina ricevuta in dono dal Re Federico, custodendo e diffondendo il lascito pontaniano e provvedendo insieme a Pietro Summonte alla pubblicazione delle opere postume del Maestro 35.

Dal 1525 circa al 1530 il Sannazaro assunse la presidenza dell’Accademia, garantendone la sopravvivenza in un periodo di crescente difficoltà politica, e a sua volta trasmettendo alla generazione successiva la fiamma di quel Sapere che aveva ricevuto dal Pontano. Summonte, discepolo fedele del Pontano e custode appassionato del suo lascito intellettuale, fu colui che, insieme al Sannazaro, garantì la sopravvivenza e la circolazione delle opere del grande umanista. Alla morte del Pontano nel 1503, Summonte assunse con Girolamo Carbone la guida transitoria del Sodalizio 36, e si dedicò con meticolosa cura filologica alla revisione e all’edizione delle opere postume del Maestro, curandone a Napoli le edizioni dei testi filosofici e morali il De prudentia, il De magnanimitate nel 1506, il De sermone nel 1509, il De fortuna, il De rebus coelestibus con il commento alla Tetrabiblos nel 1512, i dialoghi Actius, Aegidius, Asinus nel 1507 assicurando così che il patrimonio speculativo del Pontano non andasse disperso 37. È al Summonte che si deve anche la celebre lettera del 20 marzo 1524 indirizzata a Marcantonio Michiel, umanista veneziano, nella quale veniva offerta una panoramica delle principali opere d’arte presenti a Napoli, destinata a divenire una delle fonti fra le più preziose per la storia della cultura napolitana del Rinascimento 38. Nella figura del Summonte si incarna quella funzione di custode della Tradizione che ogni Sodalizio sapienziale ha sempre riconosciuto come indispensabile alla sopravvivenza e trasmissione del proprio patrimonio sapienziale.

Con la presidenza di Scipione Capece di Antigniano, giurista, filosofo e poeta, allievo del Pontano e uomo di singolare e inquieta religiosità, l’Accademia Pontaniana entrò nella sua stagione finale. Il Capece, signore di Antignano e di San Giovanni a Teduccio, professore di diritto civile nello Studio di Napoli e poi consigliere del Sacro Regio Consiglio, ospitò dopo la morte del Sannazaro avvenuta nel 1530, le riunioni del Sodalizio nella propria dimora 39, garantendone così la continuità in un periodo politico sempre più difficile. La sua opera filosofica maggiore, il De principiis rerum libri II, dedicato a Papa Paolo III e pubblicato nel 1546 a Venezia dagli eredi di Aldo Manuzio 40 preceduto da una lettera encomiastica di Pietro Bembo al Capece, che ne celebrava la dottrina e l’eleganza formale 41, è un poema di ispirazione lucreziana ma orientato a conclusioni antimaterialistiche sulla natura dei principi del Cosmo. Questa opera, che la critica moderna ha giustamente inquadrato come «precipitato ideologico e culturale dell’elaborazione naturalistica pontaniana» 42 si inserisce degnamente nella tradizione di poesia scientifica che l’Urania e il Meteororum liber del Pontano avevano inaugurato a Napoli. Le simpatie del Capece per la predicazione di Bernardino Ochino e per la mistica di Juan de Valdés 43 posero in luce la sua statura di uomo di fede autentica, ma lo esposero anche al sospetto dell’Inquisizione e al rigore del Viceré.

Il ferreo don Pedro Álvarez de Toledo, marchese di Villafranca e Viceré di Napoli dal 1532, uomo potente e deciso a imporre nel regno una rigida spagnolizzazione della vita pubblica, mal tollerava il libero aggregarsi degli intellettuali e dei nobili napolitani in quella che ai suoi occhi rischiava di diventare un focolaio di pensiero eretico e di perniciosa opposizione al governo. Nel 1542 emise il decreto di chiusura dell’Accademia Pontaniana 44, ponendo fine a quasi un secolo di storia durante il quale il Sodalizio aveva custodito e trasmesso, attraverso le sue adunanze, la fiaccola della Scienza Arcana e della Filosofia Naturale nella Napoli Aragonese prima e Vicereale poi. Al Capece, sospettato di eresia e citato nel memoriale di Giulio Basalù all’Inquisizione veneziana nel 1555 tra i negatori della divinità di Cristo 45, non rimase che rifugiarsi presso il principe di Salerno, Ferrante Sanseverino, dove completò il suo De principiis rerum. La soppressione non spense però la Tradizione che il Sodalizio aveva custodito: quella straordinaria officina del Pensiero aveva formato ingegni e trasmesso metodi d’indagine che avrebbero continuato a vivere e a fiorire nella Napoli del secondo Cinquecento e del Seicento. Non è un caso che nella seconda metà del Cinquecento Giovan Battista della Porta fondasse la sua Academia Secretorum Naturae 46 seguendo il solco della tradizione culturale che il Cenacolo Pontaniano aveva nutrito; né è un caso che Giordano Bruno, cresciuto nella Napoli domenicana, avesse respirato quell’aria densa di Sapere Arcano e di Filosofia della Natura che era il respiro ancora vivo della Tradizione Pontaniana. Napoli, l’omphalos del Sapere Ermetico Mediterraneo, tramandava la propria Fiaccola di generazione in generazione, da Maestro a Discepolo e da Cenacolo a Cenacolo, lungo quella ininterrotta Catena Iniziatica che il Rito Egizio Tradizionale riconosce come la propria più profonda radice 47 48.

Va infine segnalata, nell’ambito della tradizione ermetico-operativa di area napolitana, la circolazione di un testo alchemico intitolato Lettera sul Fuoco Filosofico, conservato nel manoscritto n. 19969 della Bibliothèque Nationale de Paris e databile al XVI secolo, che reca la firma di un «Giovanni Pontano» 49.

La questione attributiva è di rilevante complessità storico-critica: Giovanni Gioviano Pontano morì nel 1503, mentre il manoscritto appartiene al secolo successivo. È dunque possibile che il testo faccia riferimento a un omonimo autore della prima metà del Cinquecento piuttosto che all’umanista capo della Pontaniana, sebbene la circolazione del nome nell’ambiente napolitano non escluda connessioni di scuola e di tradizione ermetica e pertanto una successiva diffusione ad opera degli eredi del suo pensiero ermetico 50. Il testo, tradotto per la prima volta in italiano da Mario Mazzoni per le edizioni Atanor, contiene una significativa trattazione del Fuoco Filosofico inteso come principio operativo dell’Arte Alchemica, e si inserisce pienamente in quel filone di letteratura ermetico-spagirica che la tradizione napolitana aveva contribuito a generare e a far circolare nell’Europa del Rinascimento 51 52 53.

Napoli, omphalos e crocevia dell’Occidente Ermetico, custodisce nel profondo della propria storia la Fiaccola di una Tradizione che ha attraversato i secoli senza mai estinguersi. L’Accademia Alfonsina poi Pontaniana fu uno degli snodi più luminosi di quella Catena: il luogo in cui il Sapere Astrologico, la Filosofia Naturale, la riflessione sul Cosmo e l’indagine dei Segreti della Natura si fusero in una sintesi che avrebbe nutrito la cultura esoterica e filosofica della città per i secoli a venire, fino a quel filo d’oro che, attraverso la Scuola Ermetica Napolitana del Settecento, conduce direttamente alle “radici” del Nostro Venerabile Rito Egizio Tradizionale 54 55 56.

Tutti questi elementi nel corso dei secoli contribuiranno a costruire quel sottile ed invisibile filo d’oro che nel tempo ha attraversato tutta la cultura ermetica napolitana giungendo sino al principe di San Severo don Raimondo di Sangro il quale ebbe il privilegio di riceverlo dal suo Maestro Fulvio Gherli, consentendoli di accrescere il suo cammino ed i suoi saperi che portarono alla creazione della Rosa d’Ordine Magno dalla quale nel 1747 prese vita il Rito Egizio Tradizionale 57 58 59 60.

 

 

 

© Rito Egizio Tradizionale Sovrano Gran Santuario di Heliopolis sedente in Napoli® – 2018. Agg.to del 01/03/2026 E∴V∴ .

Note

  1. Moshe Idel, Kabbalah in Italy, 1280-1510: A Survey, Yale University Press, New Haven – London, 2011, p. 288 “presenza e attività delle comunità ebraiche cabalistiche nell’area del Golfo di Napoli”. Per le tradizioni ermetiche ed egizie nella Napoli antica cfr. Rito Egizio Tradizionale, “Il Rito”, sito ufficiale www.ritoegiziotradizionale.it/il-rito.
  2. Enciclopedia Italiana Treccani, voce BECCADELLI, Antonio, detto il Panormita (Dizionario Biografico degli Italiani): il Panormita partecipò «al trionfale ingresso del sovrano nella capitale (avvenuto il 26 febbr. 1443)». Per la data del 1443 come anno di fondazione delle prime riunioni accademiche cfr. Accademia Pontaniana, Cenni Storici, sito ufficiale www.accademiapontaniana.it/cenni-storici.
  3. Benedetto Croce, citato in: Quegli “amici geniali” nella Napoli aragonese, il Mattino, Napoli, 15 ottobre 2023: «il movimento intellettuale […] riprese, allargandosi, con Alfonso d’Aragona e più ancora al tempo di Ferrante, che fu quello in cui veramente si formò una cultura e letteratura napoletana, latina e italiana, la quale si diffuse nel patriziato cittadino e tra i baroni. […] non mera erudizione e frivolo culto di belle forme vuote, ma un serio fervore civile e morale».
  4. Enciclopedia Italiana Treccani, voce Beccadèlli, Antonio, detto il Panormita: «Nel 1425 passò a Bologna ove pubblicò l’Hermaphroditus, raccolta di epigrammi licenziosi, satirici ed encomiastici, cui deve la sua fama»; per la maestria formale della raccolta cfr. Antonio Beccadelli (poet), in Wikipedia (lingua inglese): «Beccadelli is most famous for his bawdy masterpiece Hermaphroditus (1425), a collection of eighty-one Latin epigrams, which evoke the unfettered eroticism of the works of Catullus and Martial».
  5. Enciclopedia Italiana Treccani, voce BECCADELLI, Antonio, detto il Panormita (Dizionario Biografico degli Italiani): l’Accademia «sorta inizialmente sotto il nome di Porticus Antonianus (il B. ne aveva vagheggiata forse l’istituzione fin dai remoti tempi dell'”ora del libro”, e successivamente aveva stabilito tali riunioni di dotti amici sotto i portici in via dei Tribunali)».
  6. Cosedinapoli.com, Il Palazzo del Panormita, 2023: il palazzo di Beccadelli, sito nel largo Corpo di Napoli su via Nilo, è «uno degli edifici più importanti e meglio conservati come esempi di architettura rinascimentale di Napoli».
  7. Enciclopedia Italiana Treccani, voce Valla, Lorenzo: «Segretario di Alfonso d’Aragona dal 1435, Lorenzo Valla nel 1443 giunse a Napoli insieme al re e vi soggiornò fino al 1448»; cfr. anche Valla e Napoli: il dibattito filologico in età umanistica, atti del convegno, a cura di Marco Santoro e Mariangela Regoliosi, Antenore, Padova-Roma.
  8. Enciclopedia Italiana Treccani, voce La polemica antistoica e il recupero di Boezio e di Epicuro: filosofia e filologia in Lorenzo Valla (Storia della civiltà europea a cura di Umberto Eco): «Il famoso opuscolo De falso credita et emenditia Constantini donatione (1440), volto a dimostrare filologicamente la falsità del documento su cui si era basata per secoli la rivendicazione del potere temporale da parte dei papi, offre […] uno strumento politico e culturale proprio agli orientamenti anticuriali della corte aragonense, la quale interviene in difesa di Valla, accusato e processato dall’Inquisizione nel 1444».
  9. Academia.edu, La polemica in versi tra Valla e Panormita, contributo pubblicato nella rivista Nel cantiere degli umanisti: «L’avvento degli Aragonesi a Napoli segnò anche la diffusione nel Regno del fenomeno culturale dell’Umanesimo, del quale i maggiori rappresentanti furono senza dubbio Lorenzo Valla e Antonio Beccadelli, detto il Panormita. La convivenza dei due letterati presso la corte alfonsina, però, fu tutt’altro che pacifica».
  10. Enciclopedia Italiana Treccani, voce PONTANO, Giovanni (Enciclopedia Italiana): «nel 1448 seguì Alfonso d’Aragona a Napoli e partecipò alla grande civiltà aragonese come uomo politico»; la data di nascita (7 maggio 1429) e di morte (17 settembre 1503) sono ricavate da: Enciclopedia Italiana Treccani, voce Pontano, Giovanni.
  11. Cosedinapoli.com, “L’Accademia Pontaniana”, 2023: lo Statuto redatto dal Pontano prevedeva «che i vari soci assumessero il loro nome tradotto in latino» come prima norma del Sodalizio.
  12. Enciclopedia Italiana Treccani, voce PONTANO, Giovanni (Enciclopedia Italiana): «fu segretario di stato dal 1487 al 1495, anno in cui fronteggiò da solo, negoziando abilmente una soluzione compromissoria, l’invasione dei francesi di Carlo VIII».
  13. Enciclopedia Italiana Treccani, voce Beccadèlli, Antonio, detto il Panormita: «Quivi [a Napoli] fondò l’Accademia Antoniana poi Pontaniana». La denominazione Pontaniana è attestata in tutte le fonti a partire dalla presidenza di Giovanni Pontano (1471-1503).
  14. Accademia Pontaniana”, Cenni Storici, sito ufficiale www.accademiapontaniana.it/cenni-storici: «le riunioni si tennero, fino alla sua morte (1503), nelle sue dimore o presso il tempietto che nel 1492 egli aveva fatto costruire nell’odierna via Tribunali».
  15. Ornella Pompeo Faracovi, “Astrologia e Fortuna in Giovanni Pontano”, saggio pubblicato in Spazio Filosofico, Università degli Studi di Torino, disponibile in: ojs.unito.it/index.php/spaziofilosofico/article/download/9324/7834/29918 : il Pontano «fu un profondo conoscitore dell’arte di Urania astrologica».
  16. Ornella Pompeo Faracovi, “Astrologia e Fortuna in Giovanni Pontano”, cit.: «aveva avuto come maestri il suo insegnante di greco, Gregorio da Tiferno, cui si deve una Oratio de astrologia, l’astrologo catanese Tolomeo Gallina (autore di un De rebus astrologicis) e Lorenzo Bonincontri, lo studioso toscano che a partire dal 1450, insieme al Gallina, commentò nello Studio napoletano l’Astronomicon di Manilio, riscoperto da Poggio Bracciolini».
  17. Enciclopedia Italiana Treccani, voce PONTANO, Giovanni (Enciclopedia Italiana): «il maggiore è l’Urania, a cui pensava fin da giovane, d’argomento astronomico, o più veramente astrologico»; cfr. anche Mauro De Nichilo, I poemi astrologici di Giovanni Pontano. Storia del testo, Dedalo, Bari, 1975; e Biblioteca Philosophica Virtualis, voce Urania sive de stellis libri quinque, in Opera Pontani, disponibile in: www.bphv.eu/node/194.
  18. Noscemus Wiki (Universität Innsbruck), voce De rebus coelestibus: «De rebus coelestibus has a long publication history. First composed in the 1470s, it was enlarged by Pontano himself in the 1490s in response to Giovanni Pico della Mirandola’s Disputationes adversus astrologiam divinatricem». Prima edizione postuma: Giovanni Pontano, De rebus coelestibus, Napoli, 1512 (curata da Pietro Summonte); edizione accresciuta: Andreas Cratander, Basileae, 1530.
  19. Donato Verardi, voce Pontano, Giovanni, in Storia della Campania, www.storiadellacampania.it: nel commento al Centiloquium (Commentationes in centum sententiis Claudii Ptolemaei, Neapoli, 1512) il Pontano «riesuma le qualità terapeutiche delle immagini e degli amuleti astrologici», in un testo «che si configura come un testo di medicina astrologica con accentuazioni magico-operative».
  20. Enciclopedia Italiana Treccani, voce BONINCONTRI, Lorenzo (Dizionario Biografico degli Italiani): «Godette anche dell’amicizia del Pontano, che lo qualificò “familiaris meus”, gli indirizzò alcune poesie latine […] e, infine, scrisse il suo epitaffio celebrandolo come “nobilis astrologus”».
  21. Enciclopedia Italiana Treccani, voce BONINCONTRI, Lorenzo (Dizionario Biografico degli Italiani): «In questi anni il B. cominciò a dedicarsi all’astrologia, intraprendendo lo studio dell’Astronomicon di Manilio, che ricopiò di sua mano da un codice prestatogli dal Panormita».
  22. Enciclopedia Italiana Treccani, voce Bonincóntri, Lorenzo: «Opere sue principali sono due poemi in esametri: Rerum naturalium libri ad Laurentium Medicem (1469-72), di argomento teologico e filosofico, e De rebus coelestibus ad Ferdinandum Aragonium (1472-75), di argomento astrologico (pubblicato nel 1526)».
  23. Michele Rinaldi, Un sodalizio poetico-astrologico nella Napoli del Quattrocento: Lorenzo Bonincontri e Giovanni Pontano, in Revista Internacional de Investigación sobre Magia y Astrología antiguas, vol. 4, 2004, disponibile in: webdeptos.uma.es/dep_griego/MHNH/MHNH4Rinaldi.htm: «l’esame comparativo di alcuni loci paralleli nei componimenti dei due umanisti mostra che essi si influenzarono reciprocamente; inoltre, vengono qui segnalate, per la prima volta, alcune annotazioni autografe di Lorenzo Bonincontri nel manoscritto V F 31 (931) della Biblioteca Nazionale di Torino, che contiene le Commentationes super centum sententiis Ptolemaei del Pontano».
  24. Enciclopedia Italiana Treccani, voce BONINCONTRI, Lorenzo (Dizionario Biografico degli Italiani): «Grazie ai comuni studi si legò presto in amicizia col Ficino (che lo elenca tra i suoi “familiares” e lo chiama “poeta astronomicus, astronomusque poeticus”)».
  25. Enciclopedia Italiana Treccani, voce Acquaviva, Andrea Matteo (Dizionario Biografico degli Italiani): Andrea Matteo Acquaviva d’Aragona (1458-1529), duca di Atri, mecenate, filosofo e letterato, è ricordato tra i soci dell’Accademia Pontaniana anche in: Accademia Pontaniana, Cenni Storici, cit. .
  26. Donato Verardi, voce De Ferrariis, Antonio Galateo, in Storia della Campania, www.storiadellacampania.it: «A Napoli, Galateo è noto anche per la sua partecipazione all’Accademia pontaniana, a partire dal 1470»; cfr. anche Enciclopedia Italiana Treccani, voce DE FERRARIIS, Antonio (Dizionario Biografico degli Italiani).
  27. Domenico Vittorio Ripa Montesano, “Origini del Rito Egizio Tradizionale Sovrano Gran Santuario di Heliopolis sedente in Napoli” – ISBN 9788894296488.
  28. A cura del Sovrano Gran Hyerophante Generale e Gran Maestro Fratello Logos “Rito Egizio Tradizionale Storia Riti e Miti” – Napoli 7 luglio 2017 – ISBN 9788894296433.
  29. Antonio de Ferraris, Wikipedia (lingua inglese): «His family was part of the historical Greek community of Southern Italy. He later wrote of his pride to be descended from Greek ancestors and priests and of the Greek traditions of his province proclaiming: “We are not ashamed of our race, Greeks we are, and we glory in it”».
  30. Enciclopedia Italiana Treccani, voce DE FERRARIIS, Antonio (Dizionario Biografico degli Italiani): «il 3 agosto 1474 il D. ricevette la laurea […] sotto la guida di Girolamo Castelli nello Studio di Ferrara».
  31. Enciclopedia Italiana Treccani, voce DE FERRARIIS, Antonio (Dizionario Biografico degli Italiani): tra le epistole si ricordano l’Antonii Galatei de situ elementorum ad Accium Syncerum Sannazarium (1504-05), sul tema della cosmografia e della natura degli elementi, e numerose altre lettere di argomento filosofico e naturale indirizzate al Sannazaro.
  32. Donato Verardi, La scienza e i segreti della natura a Napoli nel Rinascimento. La magia naturale di Giovan Battista Della Porta, in Sondra Dall’Oco – Luca Reggio (a cura di), Antonio Galateo dalla Iapigia all’Europa, Milella, Lecce, 2019, pp. 71-79.
  33. Wikipedia (lingua inglese), voce Jacopo Sannazaro: «In the Accademia Pontaniana that collected around Giovanni Pontano (Jovianus Pontanus), he took the classicizing nom de plume of Actius Syncerus»; cfr. anche Liber Liber, voce Iacopo Sannazaro: «Aderì all’Accademia Pontaniana, raccolta attorno all’umanista Giovanni Pontano, assumendo lo pseudonimo classicizzante di Actius Syncerus». La data di nascita (28 luglio 1458) è da Wikipedia (lingua inglese); l’epigrafe sepolcrale riporta invece il 1457.
  34. Wikipedia (lingua inglese), voce Jacopo Sannazaro: «Sannazaro’s sacred poem in Latin, De partu Virginis, which gained for him the name of the Christian Virgil, was extensively rewritten in 1519-21 and appeared in print, 1526»; per le Eclogae piscatoriae cfr. ibidem: «His Virgilian bucolic works include the five Eclogae piscatoriae, eclogues on themes connected with the Bay of Naples, which originated the genre of the piscatorial eclogue».
  35. Wikipedia (lingua inglese), voce Jacopo Sannazaro: «In 1525 he succeeded the humanist Pietro Summonte as head of the Pontanian academy»; per la cura delle opere pontaniane cfr. Enciclopedia Italiana Treccani, voce PONTANO, Giovanni (Enciclopedia Italiana): le edizioni postume degli scritti in prosa furono curate «a Napoli da P. Summonte e dal Sannazzaro».
  36. Accademia Pontaniana, Cenni Storici, sito ufficiale: «Nel 1503, alla morte del Pontano, l’Accademia passò sotto la guida dei due suoi discepoli, Pietro Summonte e Girolamo Carbone».
  37. Enciclopedia Italiana Treccani, voce PONTANO, Giovanni (Enciclopedia Italiana): elenco delle edizioni postume curate da Summonte e Sannazaro, tra cui De prudentia, De magnanimitate (1506), De sermone (1509), De fortuna, De rebus coelestibus e il Centiloquio di Tolomeo (1512), Actius, Aegidius, Asinus (1507).
  38. Accademia Pontaniana, Cenni Storici, cit.: «È a quest’ultimo [Marcantonio Michiel] che il Summonte indirizza il 20 marzo 1524 una famosa lettera destinata a diventare di primaria importanza tra le fonti della Storia dell’Arte napoletana del Rinascimento, per ciò che riguarda le maggiori opere di pittura, scultura e architettura della Napoli coeva».
  39. Enciclopedia Italiana Treccani, voce CAPECE, Scipione (Dizionario Biografico degli Italiani): «il sospetto di eresia e l’accusa, non meno grave, di opporsi al severo regime del vicerè Toledo, che giudicava pericolose per la sicurezza dello Stato le libere riunioni dei migliori intellettuali napoletani che, continuando la tradizione dell’Accademia Pontaniana, si tenevano, dopo la morte del Sannazaro (1530), in casa del C.».
  40. Enciclopedia Italiana Treccani, voce Capéce, Scipione: «È noto un suo poema, De principiis rerum  (1546), d’imitazione lucreziana per quanto rivolto contro la dottrina atomistica»; cfr. anche Scipionis Capicii De principiis rerum libri duo. Eiusdem De vate maximo libri tres, Venetiis, apud Aldi filios, 1546.
  41. Enciclopedia Italiana Treccani, voce CAPECE, Scipione (Dizionario Biografico degli Italiani): il De principiis rerum fu pubblicato «preceduto da una dedicatoria di Paolo Manuzio a Isabella Villamarina e da una lettera encomiastica del Bembo al Capece».
  42. Iniziazione Antica, voce Scipione Capece, disponibile in: iniziazioneantica.altervista.org/1400-1500/capece/scipione_capece.htm: «Precipitato ideologico e culturale dell’elaborazione naturalistica pontaniana si può considerare l’opera del nobile Scipione Capece».
  43. Enciclopedia Italiana Treccani, voce CAPECE, Scipione (Dizionario Biografico degli Italiani): «Uomo di religiosità profonda e inquieta, il C. aveva subito il fascino della predicazione dell’Ochino e del sottile misticismo del Valdés».
  44. Wikipedia (lingua inglese), voce Accademia Pontaniana: «The first closure was in 1542 by the Spanish viceroy of Naples Pedro Álvarez de Toledo, Marquis of Villafranca, as part of his harsh policy of spagnolizzazione»; cfr. anche Accademia Pontaniana, Cenni Storici, cit.: «Dal 1532 con la presidenza di Scipione Capece, appartenente al Cenacolo Valdesiano, l’Accademia visse anni difficili fino alla sua scomparsa nel 1542».
  45. Enciclopedia Italiana Treccani, voce CAPECE, Scipione (Dizionario Biografico degli Italiani): «nel memoriale di Giulio Basalù all’Inquisizione veneziana (21 maggio 1555) verrà citato, con Francesco da Messina, Marcantonio Villamarina, Girolamo Capece, Lelio Sozzini e altri, tra i negatori della divinità di Cristo e tra gli assertori della giustificazione mediante la sola fede».
  46. Nicola Badaloni, “I fratelli della Porta e la cultura magica e astrologica a Napoli nel ‘500”, in Studi Storici, anno I, numero 4, 1959-1960, pp. 677-715. Per la distinzione tra l’Accademia Pontaniana e l’Accademia dei Secreti di Giovan Battista della Porta (fondata verso il 1560-1570) cfr. Donato Verardi, La scienza e i segreti della natura a Napoli nel Rinascimento. La magia naturale di Giovan Battista Della Porta, cit.
  47. Domenico Vittorio Ripa Montesano, “Origini del Rito Egizio Tradizionale Sovrano Gran Santuario di Heliopolis sedente in Napoli” – ISBN 9788894296488.
  48. A cura del Sovrano Gran Hyerophante Generale e Gran Maestro Fratello Logos “Rito Egizio Tradizionale Storia Riti e Miti” – Napoli 7 luglio 2017 – ISBN 9788894296433.
  49. Iniziazione Antica, voce Giovanni Pontano, disponibile in: iniziazioneantica.altervista.org/1400-1500/pontano/giovanni_pontano.htm: «La Lettera sul Fuoco Filosofico di Giovanni Pontano si trova nel manoscritto n. 19969 nella Regia Biblioteca Nazionale di Parigi ed è del sedicesimo secolo». Traduzione italiana a cura di Mario Mazzoni, edizioni Atanor, Roma. Per il testo alchemico cfr. anche: Giovanni Pontano, in Lo specchio dell’alchimia. Trattati alchemici medioevali e rinascimentali (testi di Giovanni Pontano, Arnaldo da Villanova, Denis Zachaire), Mimesis, Milano, 1996.
  50. A cura del Sovrano Gran Hyerophante Generale e Gran Maestro Fratello Logos “Rito Egizio Tradizionale Storia Riti e Miti” – Napoli 7 luglio 2017 – ISBN 9788894296433.
  51. La corrente spagirica e alchemica nella tradizione napoletana è documentata anche da Cosedinapoli.com, La Napoli Esoterica, 2024: «Napoli sin dalla sua fondazione è stata […] un ideale luogo di ritrovo per alchimisti, filosofi, astrologhi e maghi che nella nostra città si trovavano in una condizione particolarmente stimolante. Molti di costoro facevano parte della nobiltà partenopea […] chiusi nel segreto dei loro laboratori, sperimentavano e praticavano la misteriosa Alchimia».
  52. Domenico Vittorio Ripa Montesano, “Origini del Rito Egizio Tradizionale Sovrano Gran Santuario di Heliopolis sedente in Napoli” – ISBN 9788894296488.
  53. A cura del Sovrano Gran Hyerophante Generale e Gran Maestro Fratello Logos “Rito Egizio Tradizionale Storia Riti e Miti” – Napoli 7 luglio 2017 – ISBN 9788894296433.
  54. Ristampa Anastatica degli “Archivi Storici del Rito Egizio Tradizionale Sovrano Gran Santuario di Heliopolis sedente in Napoli” – Edizione Originale riservata Napoli 1911 – Ristampa Napoli 2017 – ISBN 9788894296419.
  55. Domenico Vittorio Ripa Montesano, “Origini del Rito Egizio Tradizionale Sovrano Gran Santuario di Heliopolis sedente in Napoli” – ISBN 9788894296488.
  56. A cura del Sovrano Gran Hyerophante Generale e Gran Maestro Fratello Logos “Rito Egizio Tradizionale Storia Riti e Miti” – Napoli 7 luglio 2017 – ISBN 9788894296433.
  57. Domenico Vittorio Ripa Montesano, “Origini del Rito Egizio Tradizionale Sovrano Gran Santuario di Heliopolis sedente in Napoli” – ISBN 9788894296488.
  58. A cura del Sovrano Gran Hyerophante Generale e Gran Maestro Fratello Logos “Rito Egizio Tradizionale Storia Riti e Miti” – Napoli 7 luglio 2017 – ISBN 9788894296433.
  59. Domenico Vittorio Ripa Montesano “Raimondo di Sangro Principe di San Severo primo Gran Maestro del Rito Egizio Tradizionale” – Napoli 2011 – ISBN 9788894296402.
  60. In Enciclopedia TRECCANI, Voce: Massoneria, Sub: Cenni Storici al 2° Capoverso  al LINK.
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