Jacopo SANNAZARO

Jacopo Sannazaro (Napoli, 28 luglio 1457 – Napoli, 24 aprile 1530) noto negli ambienti ermetici con lo jeronimo di Actius Syncerus 1.

Fu poeta, umanista e, nel più ampio orizzonte della cultura napolitana quattrocentesca, figura capitale di quel cenacolo che, sotto il nome di Accademia Pontaniana, raccolse gli spiriti più eletti dell’umanesimo aragonese; tuttavia, le fonti del tempo lo attestano come letterato, la cui sua vicinanza all’orizzonte ermetico si manifesta di riverbero, attraverso la comunanza con la cerchia di Giovanni Pontano, il condiviso gusto per la simbologia classica, l’attenzione alla natura come teatro di corrispondenze spirituali e l’uso di immagini pastorali e mitiche che ben si prestano a letture di stampo iniziatico.

Nato da Nicola, detto Cola, e da Masella di Santomango, di nobile famiglia salernitana, egli apparteneva a una stirpe di origine lombarda, trapiantata a Napoli sin dal 1381, e crebbe in un ambiente segnato insieme da una nobiltà decaduta, e da precaria fortuna economica, poiché la prematura morte del padre, avvenuta nel 1462, lasciò la madre sola con Jacopo e con il fratello Marcantonio, mentre i beni familiari venivano progressivamente sottratti o contesi; fu la madre, prima a San Cipriano Picentino e poi nuovamente a Napoli, a garantire al fanciullo l’avvio di un apprendistato umanistico presso Luca Grasso e Giuniano Maio, due maestri dello studio napolitano che ne temprarono il latino, il dettato e il senso della forma, rendendolo presto capace di muoversi tra grammatica, retorica e poesia con singolare naturalezza 2.

Già in età giovanile Sannazaro mostrò una doppia inclinazione, per il volgare e per il latino, e intorno al 1480 compose le prime egloghe, che sarebbero poi entrate nell’Arcadia, insieme ad altri componimenti pastorali e sperimentazioni in prosa; nello stesso torno d’anni egli frequentò l’ambiente intellettuale ed ermetico che gravitava attorno a Giovanni Pontano, assumendo il nome accademico di Actius Syncerus, segno non soltanto di appartenenza a una sodalitas letteraria, ma di una vera educazione spirituale alla disciplina del dire, del misurare e del trasfigurare il reale in figura; l’Accademia, sorta dapprima nel clima alfonsino e quindi resa più organica e autorevole dal Pontano, non fu in realtà una scuola di alchimia in senso stretto, ma un centro di coltura in cui si discutevano testi classici, Bibbia, teologia e geografia, e nel quale il sapere umanistico si intrecciava con l’interesse per la natura, per i temperamenti, per la storia e per la rappresentazione simbolica e sovente ermetica del mondo 3 4. Pontano, che fu il Maestro e l’amico più rilevante di Sannazaro, non coltivò un’astrologia magica o apertamente ermetica, bensì un’astrologia di tipo congetturale, interna alla natura e volta a interpretare i temperamenti umani; ciò basta però a comprendere come, nella Napoli del Quattrocento, il pensiero dei letterati si sviluppasse lungo una linea dove poesia, cosmologia e filosofia naturale non erano domini separati, ma quasi camere comunicanti di uno stesso edificio intellettuale 5 6.

Sannazaro entrò poi al servizio della casa d’Aragona, divenendo poeta di corte quando aveva circa vent’anni; in quel contesto, accanto al lavoro letterario, partecipò alla vita cerimoniale e spettacolare del regno, tanto che nel 1495, in relazione a una rappresentazione teatrale riferita nella vita latina di Costanza redatta da Giovanni Tommaso Moncada conte di Adernò, egli si occupò della supervisione delle allegorie e degli apparati scenici, oltre a comporre i testi della rappresentazione, prova rara della sua capacità di unire invenzione letteraria, scenografia e intelligenza simbolica 7.

Negli anni seguenti egli si legò con sempre maggiore intensità a Pontano, del quale assorbì il rigore stilistico e l’idea dell’autore come artifex; compose Epigrammata, Elegiae e il poemetto Salices, mentre sul versante volgare andava maturando quel Libro pastorale che, con aggiunte successive, divenne l’Arcadia, opera destinata a mutare il volto della prosa e della poesia italiana; la vicenda dell’Arcadia è essa stessa un documento della sua sensibilità per la forma e per la fortuna editoriale, poiché il testo, circolato in ambienti selezionati, subì riscritture, integrazioni e pubblicazioni non autorizzate, finché nel marzo 1504, per cura di Pietro Summonte e per i tipi di Mayr a Napoli, uscì l’edizione definitiva, dedicata al cardinale Luigi d’Aragona 8.

In quest’opera, che è insieme autobiografia trasfigurata, romanzo pastorale e meditazione sul desiderio perduto, Sannazaro non parla un linguaggio ermetico, ma quello della conversione poetica: la città e il bosco, la perdita e la memoria, il canto e il silenzio, l’amore e il lutto diventano elementi di una materia letteraria che, come nel crogiuolo dell’arte, si depura e si sublima; è questa la sua vera prossimità all’idea di trasformazione interiore, poiché l’Arcadia rappresenta l’esperienza di un’anima che trasmuta il dolore in forma, e la forma in durata. La sua posizione nella società napolitana si fece ancora più salda quando, alla morte del Re Ferdinando I e poi nel regno di Federico d’Aragona, egli entrò nel cerchio degli intimi del sovrano, ricevendo quale munifico dono nel 1499 la villa di Mergellina, ove avviò le Eclogae piscatoriae, raffinato superamento della bucolica tradizionale verso un paesaggio marittimo e costiero, mentre, sotto l’influsso di Egidio da Viterbo, si volgeva anche alla poesia religiosa con la De morte Christi Domini lamentatio ad mortales e con inni latini in onore di san Nazaro e di san Gaudioso 9.

Nel 1501, nel frangente drammatico della conquista franco-spagnola del Regno, Sannazaro vendette beni e diritti per soccorrere il Re Federico, affidò al fratello i manoscritti delle proprie opere e seguì il sovrano nell’esilio che lo condusse prima a Ischia, poi a Marsiglia, quindi a Lione e a Blois; qui conobbe uomini di lettere quali Giano Lascaris, Paolo Emili, Fausto Andrelini e Bernardino Dardano, mentre dall’Italia gli giungevano notizie delle prime edizioni non autorizzate dell’Arcadia e notizie della morte del suo Maestro Pontano, che lo colpirono nel momento stesso in cui egli stava consolidando la propria fama europea 10.

Dopo la morte di Federico d’Aragona, avvenuta nel 1504, Sannazaro tornò in Italia nel 1505, passando per Venezia, dove discusse progetti editoriali con Aldo Manuzio, e rientrato a Napoli trovò un assetto politico mutato, sotto il dominio spagnolo; non cessò però di essere il custode dell’eredità pontaniana, promuovendo con Pietro Summonte edizioni e ristampe delle opere del Maestro, componendo epigrafi latine per sepolcri aristocratici nella chiesa dei Santi Severino e Sossio, e divenendo una sorta di guida morale dell’umanesimo cittadino, nel quale i legami tra letteratura, committenza e memoria dinastica si facevano strettissimi 11.

La villa di Mergellina, che egli ristrutturò e abbellì, si mutò in luogo d’incontro per gli umanisti napolitani; ivi Sannazaro fece incidere e fondere medaglioni con la propria effigie, facendo affiorare, in immagini poste sul recto e sul verso, un repertorio di significati che unisce il presepe, il tempietto di Giano, l’altare di Apollo e delle Muse: segni di una mente che pensa per emblemi e che affida alla forma visibile l’eco di una filosofia poetica del mondo 12.

Negli ultimi anni, malato e affaticato, egli continuò nondimeno a lavorare con rigore; compose il grande poema latino De partu Virginis, poi più noto come De partu Virginis o Christias nella sua concezione originaria, che venne stampato a Napoli nel 1526 insieme alle Eclogae piscatoriae, a Salices e alla De morte Christi domini lamentatio ad mortales, con apparato di lettere e con il sostegno di amici dotti quali Pietro Bembo, Egidio da Viterbo, Iacopo Sadoleto, Antonio Seripando, Antonio Tebaldeo e Decio Apranio 13.

La sua morte, avvenuta a Napoli il 24 aprile 1530, chiuse la parabola di un autore che fu insieme poeta volgare e latinista, uomo di corte e cultore della memoria classica, lirico della perdita e cantore del paesaggio, fondatore di una lingua pastorale divenuta modello europeo, egli può essere accostato per alcuni versi e per il tenore di una parte specifica dei suoi scritti alla tradizione della scuola ermetica napolitana, ciò avviene non per le frequentazioni e l’appartenenza a quel medesimo clima intellettuale in cui l’uomo colto di Napoli, nel secolo XV, cercava nella poesia, nell’astrologia temperata, nel simbolo e nella natura una medesima via di elevazione 14 15.

La sua figura unitamente al profondo flusso di saperi legato alle Accademie Napolitane, ha contribuito a strutturare quel novero di saperi e tramandi che nel corso del secolo contribuirono a creare il Sottile filo d’oro di saperi ermetici che nel tempo giunsero al Principe di San Severo, che dalla Rosa d’Ordine Magno volle creare nel 1747 il Rito Egizio Tradizionale 16 17 18 19 20.

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Note

  1. A cura del Sovrano Gran Hyerophante Generale e Gran Maestro Fratello Logos “Rito Egizio Tradizionale Storia Riti e Miti” – Napoli 7 luglio 2017 – ISBN 9788894296433.
  2. Carlo Vecce, voce “Sannazaro Iacopo” in Dizionario Biografico degli Italiani, Istituto della Enciclopedia Italiana, Treccani, in LINK; Encyclopaedia Britannica, “Jacopo Sannazzaro”, in LINK.
  3. Accademia Pontaniana, “Cenni Storici” ma per la nota vedasi il LINK; Giuseppina Brunetti, “Pontano e l’umanesimo nella Napoli aragonese”, Treccani, vedasi LINK.
  4. A cura del Sovrano Gran Hyerophante Generale e Gran Maestro Fratello Logos “Rito Egizio Tradizionale Storia Riti e Miti” – Napoli 7 luglio 2017 – ISBN 9788894296433.
  5. Treccani, “L’astrologia”, in LINK; Bibliotheca Philosophica Virtualis, “Giovanni Gioviano Pontano”, in LINK.
  6. Domenico Vittorio Ripa Montesano, “Origini del Rito Egizio Tradizionale Sovrano Gran Santuario di Heliopolis sedente in Napoli” – ISBN 9788894296488.
  7. Carlo Vecce, voce “Sannazaro Iacopo” in Dizionario Biografico degli Italiani, Istituto della Enciclopedia Italiana, Treccani, in LINK.
  8. Carlo Vecce, voce “Sannazaro Iacopo” in Dizionario Biografico degli Italiani, Istituto della Enciclopedia Italiana, Treccani, in LINK; Encyclopaedia Britannica, “Jacopo Sannazzaro”,  al LINK.
  9. Carlo Vecce, voce “Sannazaro, Iacopo” in Dizionario Biografico degli Italiani, Istituto della Enciclopedia Italiana, Treccani, in LINK; Encyclopaedia Britannica, “Jacopo Sannazzaro”,  al LINK.
  10. Carlo Vecce, voce “Sannazaro, Iacopo” in Dizionario Biografico degli Italiani, Istituto della Enciclopedia Italiana, Treccani, in LINK; Encyclopaedia Britannica, “Jacopo Sannazzaro”,  al LINK.
  11. Carlo Vecce, voce “Sannazaro, Iacopo” in Dizionario Biografico degli Italiani, Istituto della Enciclopedia Italiana, Treccani, in LINK; Encyclopaedia Britannica, “Jacopo Sannazzaro”,  al LINK.; Accademia Pontaniana, “Cenni Storici”, al LINK .
  12. Carlo Vecce, voce “Sannazaro, Iacopo” in Dizionario Biografico degli Italiani, Istituto della Enciclopedia Italiana, Treccani, al LINK.
  13. Carlo Vecce, voce “Sannazaro, Iacopo” in Dizionario Biografico degli Italiani, Istituto della Enciclopedia Italiana, Treccani, al LINK.
  14. Treccani, “L’astrologia”, al LINK; Giuseppina Brunetti, “Pontano e l’umanesimo nella Napoli aragonese”, Treccani, al LINK .
  15. A cura del Sovrano Gran Hyerophante Generale e Gran Maestro Fratello Logos “Rito Egizio Tradizionale Storia Riti e Miti” – Napoli 7 luglio 2017 – ISBN 9788894296433.
  16. Ristampa Anastatica degli “Archivi Storici del Rito Egizio Tradizionale Sovrano Gran Santuario di Heliopolis sedente in Napoli” – Edizione Originale riservata Napoli 1911 – Ristampa Napoli 2017 – ISBN 9788894296419.
  17. Domenico Vittorio Ripa Montesano, “Origini del Rito Egizio Tradizionale Sovrano Gran Santuario di Heliopolis sedente in Napoli” – ISBN 9788894296488.
  18. A cura del Sovrano Gran Hyerophante Generale e Gran Maestro Fratello Logos “Rito Egizio Tradizionale Storia Riti e Miti” – Napoli 7 luglio 2017 – ISBN 9788894296433.
  19. Domenico Vittorio Ripa Montesano “Raimondo di Sangro Principe di San Severo primo Gran Maestro del Rito Egizio Tradizionale” – Napoli 2011 – ISBN 9788894296402.
  20. In Enciclopedia TRECCANI, Voce: Massoneria, Sub: Cenni Storici al 2° Capoverso  al LINK.
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