Tommaso CORNELIO
Tommaso Cornelio, nato a Rovito presso Cosenza nel 1614 e morto a Napoli il 28 novembre 1684, fu una delle figure maggiori della rivoluzione scientifica nel Mezzogiorno del Seicento; la sua giovinezza resta in parte velata, ma le fonti lo mostrano prima negli studi cosentini presso i gesuiti, poi a Roma tra il 1637 e il 1643 per proseguire il suo corso negli studi in medicina, in stretto contatto con Michelangelo Ricci, quindi già in rapporto con Marco Aurelio Severino, del quale una lettera lo definisce “gentilhuomo del mio legnaggio”, e ancora a Roma presso Cassiano Dal Pozzo nel 1644, in un ambiente dove libertinismo, erudizione e nuova scienza si toccavano con naturalezza; nel 1647 risulta attivo a Bologna, dopo passaggi in area toscana e padana, e in questi anni la sua formazione si compone entro la scuola galileiana senza recidere il nesso con il naturalismo meridionale di Telesio, Campanella e Severino 1.
Nel 1646, su sollecitazione di Severino, Cornelio redasse il trattatello De cognatione aëris et aquae. Ad Marcum Aurelium Severinum epistola, poi confluito nei Progymnasmata physica, testo che già mostra la sua attenzione al nesso fra aria, acqua, mutazione degli stati e spiegazione corpuscolare dei fenomeni, in piena consonanza con l’orizzonte meccanicistico che egli andava facendo proprio 2. Alla fine del 1648 pubblicò a Roma la sua prima opera a stampa, l’Epistola qua motuum illorum qui vulgo ob fugam vacui fieri dicuntur vera causa per circumpulsionem ad mentem Platonis explicatur a Timaei Locrensis Cratigenae, e da quel momento la sua riflessione si orientò con decisione verso una filosofia naturale matematica e anti-scolastica, dove l’ipotesi dell’etere restava tuttavia come tratto personale e non integralmente cartesiano 3.
Nel primo periodo napolitano Cornelio acquistò celebrità con il Discorso dell’eclissi, letto all’Accademia degli Oziosi e dato alle stampe a Napoli da Camillo Cavallo: la cronologia bibliografica registra in modo oscillante il 1651 per la recita e il 1652 per la stampa, ma il nucleo storico è saldo, cioè la sua presentazione pubblica all’ambiente intellettuale napolitano e la dichiarazione di guerra contro la scolastica, l’astrologia giudiziaria e ogni forma di rifiuto delle novità scientifiche; in quel testo egli dialogava con Galileo, Cartesio, Gassendi, Harvey e Gilbert, pur senza legarsi a un sistema rigido 4.
Tra il 1651 e il 1653 insegnò privatamente; nel novembre 1653 ottenne, per pressione di Francesco d’Andrea, la cattedra di matematica istituita dal viceré Ofiate, e poi passò alla medicina teorica, con un esercizio professionale limitato ma con una forte vocazione alla ricerca e all’insegnamento; la sua casa divenne allora un centro di discussione in cui si ritrovavano i fratelli d’Andrea, Leonardo di Capua, Giovambattista Capucci, Lucantonio Porzio e altri, e la lunga gestazione dei Progymnasmata physica si compì dentro questo orizzonte collettivo 5. La peste del 1656 ritardò la stampa dell’opera, ma dopo il ritorno in città Cornelio riprese quelle discussioni private che trasformavano la sua abitazione in una vera officina intellettuale; i Progymnasmata physica uscirono infine a Venezia nel 1663, con prefazione di Leonardo di Capua, e furono poi ristampati più volte, fino all’edizione napolitana del 1688, che accolse anche materiali postumi 6.
Proprio attorno a lui si consolidò il gruppo che, nel 1650, aveva dato origine all’Accademia degli Investiganti: un’accademia d’ispirazione antiaristotelica, fondata da Cornelio e Leonardo di Capua, quasi spenta dopo il 1656 e rifiorita nel 1663 sotto l’egida di Andrea Concublet, marchese di Arena; vi entrarono, oltre a Cornelio, Francesco d’Andrea, Luca Antonio Porzio, Juan Caramuel, Giuseppe Valletta e Sebastiano Bartoli, sviluppando contatti con l’Accademia del Cimento e con la Royal Society, portando avanti esperimenti di fisica, meccanica e idrodinamica, oltre a discussioni sul vero modo di filosofare, sulla sensazione, sulla fisiologia e sull’embriologia 7 8. In questa linea, Cornelio va considerato il promotore di un laboratorio filosofico che, pur non essendo identificabile con l’alchimia operativa in senso stretto, si colloca in una Napoli già nutrita di tradizioni ermetiche, lincee e spagiriche: la città di Giovan Battista della Porta, di Colantonio Stigliola e delle loro eredità naturali ed ermetichee, la Napoli in cui la trasmutazione, il lapis, i vasi da distillazione, la medicina chimica e la discussione sui secreti della materia erano temi vivi e documentati; per contiguità storica e per clima di ricerca, l’opera corneliana partecipa di questo medesimo paesaggio mentale, dove la nuova scienza non cancellava del tutto il retaggio ermetico, ma lo riorganizzava sotto forme più rigorose e sperimentali 9 10.
Negli anni Settanta Cornelio mantenne rapporti con Marcello Malpighi, al quale scrisse nel 1674 in vista di una cattedra di medicina pratica a Padova che non si realizzò; nel 1676 si ritirò in una casa fuori Napoli, dichiarando di voler cessare l’esercizio medico, e rimase in contatto con Magliabechi attraverso Antonio Monforte, mentre si faceva più duro il clima intellettuale, con la diaspora degli Investiganti e con i primi segnali del futuro processo agli ateisti, del quale Cornelio fu considerato il maestro indiscusso; morì infine a Napoli il 28 novembre 1684, e i funerali furono intesi dagli amici come una solenne affermazione del valore intellettuale e politico della sua svolta 11. Quanto alla sua memoria letteraria, le fonti antiche e moderne convergono nel presentarlo come medico, matematico, filosofo e latinista di grande forza, autore di una prosa latina di eccezionale qualità e di un pensiero che, nel Regno di Napoli, contribuì a fondare un lessico moderno della ricerca naturale, insieme sperimentale, anti-scolastico e aperto alle più vaste correnti europee della filosofia del Seicento 12.
Anche se in forme diverse, parte dei suoi saperi comunque si profusero nel fermento culturale attivo nella Capitale del Regno, che in seguito nel corso del XVIII secolo continuò a far germogliare cenacoli ermetici come quello della Rosa d’Ordine Magno, dal quale nel 1747 il principe di San Severo diede vita al Rito Egizio Tradizionale 13 14 15 16 17.
©Rito Egizio Tradizionale Sovrano Gran Santuario di Heliopolis sedente in Napoli® – 2018. Agg.to del 10/05/2026 E∴V∴ .
Note
- La biografia di Cornelio è ricostruita anzitutto dal Dizionario Biografico degli Italiani: nato a Rovito nel 1614, egli ebbe una giovinezza documentata solo in parte, con studi presso i gesuiti a Cosenza, poi soggiorno romano tra 1637 e 1643 in stretto contatto con Michelangelo Ricci; le fonti ricordano inoltre il rapporto con Marco Aurelio Severino, che in una lettera a Cassiano Dal Pozzo lo definisce “gentilhuomo del mio legnaggio”, la presenza a Roma nel 1644 sotto la protezione di Cassiano Dal Pozzo e la partenza per Bologna nel gennaio 1647. Consultare il LINK.
- Il trattatello “De cognatione aëris et aquae”. Ad Marcum Aurelium Severinum epistola nasce nel 1646 su sollecitazione di Severino; la stessa voce biografica segnala che Cornelio vi insisteva sulla dimostrazione della presenza dell’aria nell’acqua e che l’operetta fu poi rielaborata nei Progymnasmata physica. La nota di commento è utile anche perché il testo manifesta già la nozione di etere come tramite interpretativo e un impianto meccanicistico nella spiegazione dei mutamenti di stato. Consultare il LINK.
- La prima opera a stampa fu l’Epistola “qua motuum illorum qui vulgo ob fugam vacui fieri dicuntur vera causa per circumpulsionem ad mentem Platonis explicatur a Timaei Locrensis Cratigenae”, spedita a Severino nel 1648; la pubblicazione segna, secondo il DBI, il momento della scelta più netta per gli studi fisiologici e per l’approfondimento del cartesianismo, pur entro un confronto non interamente reciso con il naturalismo della formazione meridionale. Consultare LINK.
- Il Discorso dell’eclissi appartiene al primo periodo napoletano di Cornelio: il DBI lo data alla recita presso l’Accademia degli Oziosi il 29 maggio 1651 e alla stampa nello stesso anno per Camillo Cavallo; altri repertori bibliografici e catalografici registrano tuttavia l’edizione napoletana del 1652, donde l’oscillazione cronologica ricordata nel testo. Il contenuto è quello di una presa di posizione contro scolastica, astrologia giudiziaria e diffidenza verso le novità scientifiche. Vedasi LINK.
- Tra il 1651 e il 1653 Cornelio insegnò privatamente; nel novembre 1653 ottenne, per pressione di Francesco D’Andrea, la cattedra di matematica istituita dal viceré Ofiate e passò poi alla medicina teoretica. La casa di Cornelio divenne quindi un centro di discussione nel quale si ritrovavano i fratelli D’Andrea, Leonardo Di Capua, Giovambattista Capucci, Lucantonio Porzio e altri interlocutori della nuova cultura napoletana. Vedasi il LINK.
- La peste del 1656 ritardò la pubblicazione dei “Progymnasmata physica”; dopo il ritorno in città, Cornelio riprese le discussioni domestiche che accompagnarono la lunga gestazione dell’opera, uscita infine a Venezia nel 1663 con prefazione di Leonardo Di Capua. Le fonti treccanesche registrano poi ristampe a Francoforte, Lipsia, Jena, Venezia, Copenaghen e Napoli; l’edizione napoletana del 1688 accolse anche materiali postumi. Fonte nel LINK.
- L’Accademia degli Investiganti fu fondata a Napoli nel 1650 per iniziativa di Tommaso Cornelio e Leonardo Di Capua; restò quasi inattiva dopo il 1656 e tornò a nuova vita nel 1663 sotto la protezione di Andrea Concublet, marchese di Arena. Le fonti la descrivono come accademia antiaristotelica, in contatto con l’Accademia del Cimento e con la Royal Society, e vi collocano tra i soci Francesco D’Andrea, Luca Porzio, Juan Caramuel e Sebastiano Bartoli. Vedasi anche il LINK.
- Domenico Vittorio Ripa Montesano, “Origini del Rito Egizio Tradizionale Sovrano Gran Santuario di Heliopolis sedente in Napoli” – ISBN 9788894296488.
- La nota sull’ambiente napoletano va intesa in senso contestuale: la ricerca storica documenta infatti una forte tradizione di sperimentazione chimica e iatrochimica nel Regno di Napoli, l’Accademia dei Secreti fondata da Giovan Battista Della Porta nel suo palazzo napoletano, la coltivazione della chimica spagirica in ambiente linceo e, ancora, la visita di Faber a Napoli nel 1608 presso Della Porta, il Colantonio Stigliola e altri centri di collezionismo e ricerca naturale. In questa cornice si collocano storicamente le discussioni investigate dal gruppo corneliano, senza che ciò implichi identificare Cornelio con l’alchimia operativa in senso stretto. Per Ulteriori info consultare il LINK.
- A cura del Sovrano Gran Hyerophante Generale e Gran Maestro Fratello Logos “Rito Egizio Tradizionale Storia Riti e Miti” – Napoli 7 luglio 2017 – ISBN 9788894296433.
- Negli anni Settanta Cornelio ebbe rapporti con Marcello Malpighi, in vista della cattedra di medicina pratica a Padova che non si realizzò; nel 1676 si ritirò in una casa fuori Napoli con l’intenzione di cessare l’esercizio medico e rimase in contatto con Magliabechi attraverso Antonio Monforte. Il DBI registra inoltre che morì a Napoli il 28 novembre 1684 e che i funerali furono volutamente trasformati dagli amici in occasione di affermazione del valore intellettuale e politico della sua svolta. Al LINK.
- La memoria letteraria di Cornelio lo presenta come filosofo, medico e letterato cosentino, latinista di eccezionale valore; l’Enciclopedia Dantesca ricorda che Giambattista Vico lo definì “latinissimo” e ne sottolinea la qualità della prosa e l’importanza nella formazione di un linguaggio moderno della ricerca naturale nel Regno di Napoli. Vedasi LINK.
- Ristampa Anastatica degli “Archivi Storici del Rito Egizio Tradizionale Sovrano Gran Santuario di Heliopolis sedente in Napoli” – Edizione Originale riservata Napoli 1911 – Ristampa Napoli 2017 – ISBN 9788894296419.
- Domenico Vittorio Ripa Montesano, “Origini del Rito Egizio Tradizionale Sovrano Gran Santuario di Heliopolis sedente in Napoli” – ISBN 9788894296488.
- A cura del Sovrano Gran Hyerophante Generale e Gran Maestro Fratello Logos “Rito Egizio Tradizionale Storia Riti e Miti” – Napoli 7 luglio 2017 – ISBN 9788894296433.
- Domenico Vittorio Ripa Montesano “Raimondo di Sangro Principe di San Severo primo Gran Maestro del Rito Egizio Tradizionale” – Napoli 2011 – ISBN 9788894296402.
- In Enciclopedia TRECCANI, Voce: Massoneria, Sub: Cenni Storici al 2° Capoverso al LINK.