Giovan Tommaso CAVAZZA
La figura di Giovan Tommaso Cavazza 1, così come tramandata in certa letteratura erudita e in tradizioni locali salentine, non risulta attestata in modo pienamente documentato nelle principali fonti archivistiche e nei repertori bio-bibliografici canonici del XVI secolo, contesti storici certi e attribuzioni di tradizione ermetica che, pur suggestive e coerenti con l’ambiente culturale dell’epoca, non sempre trovano conferma diretta in fonti primarie; si può tuttavia delineare una biografia critica e contestualizzata che inserisca tale figura nel quadro reale dell’ermetismo salentino e dei suoi rapporti con la capitale del Regno di Napoli, ove si sviluppò una delle più vive officine della filosofia naturale, dell’alchimia e della SPAGIRIA nel Rinascimento italiano 2.
Giovan Tommaso Cavazza, attivo nella seconda metà del XVI secolo nell’area del Salento, viene tradizionalmente associato alla cerchia di Matteo Tafuri quale suo discepolo principale 3, filosofo, medico e astrologo di Soleto, la cui esistenza è invece solidamente attestata e documentata 4 5 6, noto per la sua fama di “mago” e per la sua formazione nell’ambito della medicina galenica, dell’astrologia giudiziaria e delle dottrine neoplatoniche, nonché per i suoi contatti con ambienti culturali napolitani e veneti; è dunque all’interno di questo milieu che si colloca la figura di Cavazza, considerato dalla tradizione come uno dei cosiddetti “neoplatonici salentini”, gruppo non formalizzato ma riconoscibile nella convergenza di interessi verso la filosofia platonica rinascimentale, mediata da Marsilio Ficino e dal corpus ermetico tradotto nel Quattrocento, e verso una pratica della filosofia naturale intesa quale via di conoscenza dei segreti della natura e del divino.
Tale ambiente salentino, era in realtà profondamente connesso ai circuiti culturali del Regno di Napoli, ove la capitale costituiva un crocevia di saperi medici, alchemici e filosofici, alimentati dalla presenza di università, corti aristocratiche e accademie. Napoli, nel XVI secolo, rappresentava infatti uno dei centri più rilevanti della tradizione ermetica europea, con figure quali Giovanni Battista della Porta, fondatore dell’Accademia dei Secreti (Accademia Secretorum Naturae) 7, nella quale si coltivavano esperimenti di chimica, ottica, botanica e arti ermetiche, e nella quale la distinzione tra scienza naturale e magia naturale risultava ancora fluida.
E’ in questo contesto che si rende molto plausibile, un legame tra Cavazza e la scuola ermetica napolitana, sia per tramite del suo maestro Tafuri, sia per la circolazione di manoscritti, trattati e corrispondenze che univano il Salento alla Capitale del Regno. La tradizione attribuisce a Cavazza un’attività di studioso delle “arti segrete”, comprendenti l’alchimia operativa, la distillazione spagirica e la ricerca della quintessenza, pratiche che trovano pieno riscontro nella cultura scientifica napolitana del tempo 8 9, ove l’interesse per la trasmutazione dei metalli si intrecciava con lo studio dei rimedi medicamentosi e con la farmacologia galenica; la SPAGIRIA, in particolare, ossia l’arte di separare e ricongiungere i principi delle sostanze per ottenere medicamenti più puri ed efficaci, si sviluppava in Italia proprio in quegli anni sotto l’influsso delle dottrine paracelsiane, le quali, pur incontrando resistenze nelle università tradizionali, penetravano nei circoli più avanzati della filosofia naturale.
Se Cavazza operò realmente come alchimista, è verosimile che egli si sia inserito in questa corrente, partecipando a una trasformazione della pratica alchemica da mera speculazione simbolica a disciplina sperimentale orientata anche alla medicina; quanto al suo plausibile ruolo a Napoli, pur non esistono documenti che ne attestino una presenza stabile o incarichi ufficiali nella capitale del Regno, tuttavia la mobilità degli intellettuali dell’epoca e la rete di relazioni tra medici, filosofi e nobili rende più che verosimile che egli abbia soggiornato o comunque intrattenuto contatti con ambienti napolitani, soprattutto in virtù del vincolo molto saldo che lo legava al suo Maestro Tafuri, il quale godeva di una reputazione tale da essere consultato da personaggi di alto rango.
In tale prospettiva, Cavazza potrebbe aver partecipato, direttamente o indirettamente, a quel circuito di scambio di conoscenze che univa il Salento, Napoli e altri centri della penisola, contribuendo alla diffusione di idee ermetiche e alchemiche; la sua eventuale produzione scritta, non pervenuta o non identificata con certezza, rientrerebbe in quella vasta tradizione di testi manoscritti circolanti in forma privata, spesso anonimi o attribuiti in modo incerto, nei quali si trattavano temi quali la pietra filosofale, l’elisir di lunga vita, la corrispondenza tra macrocosmo e microcosmo e la natura spirituale della materia. E’ significativo osservare come tali temi siano perfettamente coerenti con la visione neoplatonica dominante nei circoli ermetici del tempo, secondo cui l’universo è un organismo vivente animato da un principio divino, e l’alchimista assurge ad un ruolo operativo ove plasma le conoscenze ed i saperi ermetici che, attraverso la trasformazione della materia, ricerca la trasmutazione di sé stesso 10 11.
In conclusione, la figura di Giovan Tommaso Cavazza, pur non essendo molto documentata da fonti diffuse, si colloca verosimilmente all’interno di una rete storicamente attestata di relazioni culturali che univa il Salento al cuore intellettuale del Regno di Napoli 12 13, partecipando a quel grande movimento rinascimentale che vide nell’ermetismo, nel neoplatonismo e nell’alchimia vie privilegiate di accesso alla sapienza della natura e del divino, e che nella capitale del Regno trovò una delle sue più alte espressioni operative e speculative 14.
Il suo ruolo di alchimista al fianco del suo Maestro Tafuri sicuramente contribuì a far crescere quei saperi ermetici che videro in Napoli un crogiuolo ove crebbero nei secoli fino a giungere al Principe di san Severo, che per mezzo del suo Maestro Fulvio Gherli operò l’Arte Regia nel suo Cerchio Interno conosciuto come la Rosa d’Ordine Magno, dal quale nel 1747 prese vita il Rito Egizio Tradizionale 15 16 17 18 19.
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Note
- Massimo Marra, “Il discorso sopra il lapis philosophorum del signore Giovan Thomaso Cavazza”, in Alchimia, Quaderni di Airesis, a cura di Andrea De Pascalis e Massimo Marra, Milano, Mimesis, 2007, pp. 213-254. Consultazione online al LINK.
- Domenico Vittorio Ripa Montesano, “Origini del Rito Egizio Tradizionale Sovrano Gran Santuario di Heliopolis sedente in Napoli” – ISBN 9788894296488.
- Luana Rizzo, “Umanesimo e Rinascimento in Terra d’Otranto: il platonismo di Matteo Tafuri”, Nardò, Besa, 2000. Scheda catalografica al LINK; Gino Leonardo Di Mitri, “Le ricerche su Matteo Tafuri, mago ed eretico salentino”. Bilancio degli studi recenti, in Aprosiana, IX, 2001, pp. 147-158. Scheda bibliografica al LINK.
- Luana Rizzo, “Umanesimo e Rinascimento in Terra d’Otranto: il platonismo di Matteo Tafuri”, Nardò, Besa, 2000. Scheda catalografica al LINK; Gino Leonardo Di Mitri, “Le ricerche su Matteo Tafuri, mago ed eretico salentino”. Bilancio degli studi recenti, in Aprosiana, IX, 2001, pp. 147-158. Scheda bibliografica al LINK.
- Domenico Vittorio Ripa Montesano, “Origini del Rito Egizio Tradizionale Sovrano Gran Santuario di Heliopolis sedente in Napoli” – ISBN 9788894296488.
- A cura del Sovrano Gran Hyerophante Generale e Gran Maestro Fratello Logos “Rito Egizio Tradizionale Storia Riti e Miti” – Napoli 7 luglio 2017 – ISBN 9788894296433.
- Donato Verardi, “La scienza e i segreti della natura a Napoli nel Rinascimento. La magia naturale di Giovan Battista Della Porta”, Firenze, Firenze University Press, 2018. Scheda editoriale al LINK; pagina di riferimento dell’opera consultabile al LINK.
- Alessandro Tommaso Arcudi, “Galatina Letterata”, a cura di Gino Leonardo Di Mitri e Gino Manna, Aradeo, 1993, pp. 47-54. Richiamo bibliografico e contestuale sul LINK.
- Domenico Vittorio Ripa Montesano, “Origini del Rito Egizio Tradizionale Sovrano Gran Santuario di Heliopolis sedente in Napoli” – ISBN 9788894296488.
- A cura del Sovrano Gran Hyerophante Generale e Gran Maestro Fratello Logos “Rito Egizio Tradizionale Storia Riti e Miti” – Napoli 7 luglio 2017 – ISBN 9788894296433.
- G. Di Mitri, “Le ricerche su Matteo Tafuri, mago ed eretico salentino”. Bilancio degli studi recenti, in «Aprosiana», IX, 2001, pp. 147-58.
- Luigi Manni, “Giovan Tommaso Cavazza, alchimista galatinese”. Circolazione in area meridionale di scritti alchemici del ‘500, in Il filo di Aracne, numero 2, 2012, pp. 14-16. Riferimento online sul LINK; ulteriore richiamo sul tema vedasi il LINK.
- A cura del Sovrano Gran Hyerophante Generale e Gran Maestro Fratello Logos “Rito Egizio Tradizionale Storia Riti e Miti” – Napoli 7 luglio 2017 – ISBN 9788894296433.
- A cura del Sovrano Gran Hyerophante Generale e Gran Maestro Fratello Logos “Rito Egizio Tradizionale Storia Riti e Miti” – Napoli 7 luglio 2017 – ISBN 9788894296433.
- Ristampa Anastatica degli “Archivi Storici del Rito Egizio Tradizionale Sovrano Gran Santuario di Heliopolis sedente in Napoli” – Edizione Originale riservata Napoli 1911 – Ristampa Napoli 2017 – ISBN 9788894296419.
- Domenico Vittorio Ripa Montesano, “Origini del Rito Egizio Tradizionale Sovrano Gran Santuario di Heliopolis sedente in Napoli” – ISBN 9788894296488.
- A cura del Sovrano Gran Hyerophante Generale e Gran Maestro Fratello Logos “Rito Egizio Tradizionale Storia Riti e Miti” – Napoli 7 luglio 2017 – ISBN 9788894296433.
- Domenico Vittorio Ripa Montesano “Raimondo di Sangro Principe di San Severo primo Gran Maestro del Rito Egizio Tradizionale” – Napoli 2011 – ISBN 9788894296402.
- In Enciclopedia TRECCANI, Voce: Massoneria, Sub: Cenni Storici al 2° Capoverso al LINK.